E danzò.
Bella come non era mai stata, piena di sogno come non era mai stata, viva e nuda su la scena divampante, con lʼanima sua dʼinnamorata la ballerina indimenticabile danzò.
Dal teatro curvo, gremito, con i suoi più belli e più profondi occhi Parigi la guardava.
Ella sentiva battere, nella musica della sua danza, il cuore della Stupenda Città.
Sentiva battere contro sè questa forza, come il palpito di una immensa vela. Ma con lʼanima era lontana, camminava nel magnetico deserto, su la via del perduto Gharb.
Il tappeto rosso copriva tutta la scena, cosparso dʼinestimabili gioielli e di semplici fiordalisi. Un grande falò, anzi un immenso rogo di vera fiamma, sbucava dal mezzo della scena, incendiava il teatro come una vampa maravigliosa. Tutto era fuoco e fiori; fuoco, brillanti e fiori.
Si vedeva il deserto rutilare, splendere la via senza ombra dellʼinfinito Gharb...
Tutto il teatro barcollava in quella tragedia di luce; lʼorchestra invisibile, su gli archi e sui címbali delle musiche mauritane, suonava la Danza del Sole.
Era venuta la sera di gloria, la rossa ora di gloria per Mimi Bluette!...
Quella danza era sua, quella musica era sua; lʼaveva dettata, muovendosi, al musicista che la compose. Il suo corpo era il deserto, era la fiamma, era il disperato balenìo della terra nomade, lungo le carovaniere. Il suo corpo aveva in sè, come uno splendore divenuto movimento, la musica del Sole.