E così bella e così nuda fu, che, dagli occhi azzurri, ella medesima con invidia si guardava.

Scelse nellʼarmadio la veste più bella che aveva; dolcemente la portò sui due polsi, la distese, per non sciuparla, su la spalliera di un lungo divano.

La fiamma violastra, in quel vento, si piegava sino a lambire il vetro. Allora provò il calore del ferro in un pezzo di carta velina.

Bruciava, e lo depose.

Fece un grandissimo nodo con la stupenda sua criniera, vi mise poche forcelle, prese uno specchio a mano, ed attentamente si guardò.

I più lievi suoi capelli, non ancora del tutto nati, brillavano sotto la capigliatura come un velluto biondo.

Leggermente, col ferro venuto al giusto calore, ondulò i capelli che le nascevano dalla fronte.

Ma prima di coprirsi con la veste, si guardò per unʼultima volta in quel suo grande specchio scintillante. Si guardò, e chiuse gli occhi, tanto le veniva un piacere sensuale dalla sua nuda e limpida bellezza, che nessuno bacerebbe mai più.

Poi scelse una bella ghirlanda, fra quelle che soleva portare su la scena, e baciandola con malinconia se la ricinse intorno alla fronte.