Era la sua corona di fiordalisi, profumati con un profumo di Coty.

Allora spense la fiamma, chiuse il fornello a spirito, rimise nella scatola dʼoro il piumino per la cipria, e dopo aver compiuto con ordine questi atti pieni di tranquillità, leggermente mise un piede appresso lʼaltro nella sua bella veste, ammirandosi come una fidanzata. E con le mani dietro la schiena, benchè fosse un poco difficile, speditamente se lʼagganciava.

Dalla strada calma non veniva rumore; le finestre chiuse, nascoste nei drappeggi delle tende invernali, per sempre la separavano dallo spettacolo della immensa Città.

Il suo pensiero per un momento si allontanò verso i teatri notturni, verso le orchestre che infurian di musica sotto le ribalte meravigliose; per un momento pensò con con un tremito al suo leggero nome di danzatrice, allʼazzurro innocente profumo dei fiordalisi di Mimi Bluette...

Si mise una molteplice collana di perle, fredda e pesante, che le scendeva sino al grembo.

Alzò le sue piccole mani, le guardò contro la fiamma elettrica, forse per vedere in quella trasparenza il disegno delle azzurre sue vene.

Poi sorrise.

Capì che nel mondo non aveva più nulla da fare.

Più nulla da fare...

Sì, una cosa.