È un sereno giorno di primavera, e la Città che ti diede la gloria, in silenzio ti guarda passare.

Oggi la Grande Rouquine, donna che aveva un passato, per seguirti fino a Boulogne si è messa un abito nero.

Boblikoff discorre piano con lʼefebo Jean Kiki.

Oh, il bel colore che mandano, in questa luce piena di natività, le grondaie di Parigi!...

La povera Linette, cameriera dalle calze di voilé, ha la faccia tutta logora di pianto; è stanca, e se ne va piano piano, dando il braccio al vecchio amministratore, M.r Bollot.

Dʼimprovviso attraversa il cielo un gran profumo di alberi che si mettono in fiore. È il mese dei tigli; lʼaria crepuscolare si gonfia di profumate vampe.

Jack ti guarda con i suoi chiari occhi pieni di Atlantico.

E Sanderini dice a Fred Chinchilla:—«Ah, ʼl beau truc! Voilà ʼl moulin à café edʼ Pathé Frères!... Encore du cinéma... Ça biche! Sʼ pas, Fred?... Mais, si cʼest pour un film, jʼai bien ʼl titre:—«Les bleuets de Biribi.» Moi, comme bleuets, jʼ préfère ceux dʼ la Banque edʼ France!... Sʼ pas, Fred?... Pis, vous allez voir: y aura sûr queʼque rousto edʼ journalisse, qui, dans son paquelard à chantage, mʼ foutra sur ʼl dos ʼl meurtre edʼ la divine Bluette...»

Ed ancora, tra questa lenta folla che ti accompagna verso il cimitero, mi sembra quasi di riconoscere alcuna fra le sorelle tue più distanti.

Al pari della Grande Rouquine, anchʼesse portano lʼabito nero, e tacendo aprono su te quegli occhi senza tramonto che hanno le vere innamorate.