—Alors, ma chère enfant, si vous avez besoin de moi, vous savez où jʼhabite: rue Taibout 47, au deuxième. Il nʼy a pas dʼascenseur.

E se nʼandava, mettendosi allʼocchiello un fiore dei vasi di Bluette.

Se non avesse avuta fortuna, questa bella ragazza, certo sarebbe stato molto facile per lei capitare nelle mani dʼun furfante, che lʼavrebbe di nuovo ridotta sul lastrico, senza lasciarle nemmeno comprendere, povera Bluette, quel che significa unʼamministrazione. Ma invece M. Bollot era di sana pianta un galantuomo; vigilava su questo patrimonio come se fosse roba sua propria, ed era capace di bisticciarsi un paio dʼore, con la sua cocciutaggine da vecchio reumatizzato, per aumentare dʼun magro scudo il capitale di Bluette.

Ed a Bluette tutti volevano bene; questa era la sua fortuna. Cʼera in lei qualcosa che pareva dire alla gente: «Io son nata per far piacere a chi mi guarda». Parlare con lei, o vederla vivere, significava provare una di quelle sensazioni primaverili che soltanto i bei fiori e le belle creature dànno. La sua voce, il sorriso che aveva in tutta la persona, i colori che portava nella sua materia, la semplice grazia che metteva neʼ suoi movimenti, e non so quale profonda ma dolce sensualità, profusa, intessuta in ogni spazio della sua vita, e quel suo carattere di fanciulla, che pareva trasparire dalla sua gioventù come il color del sole da un limpido bicchiere dʼacqua, tutto insomma di lei era composto in guisa che ogni creatura, nello starle accanto, provava una freschissima gioia.

Aveva camminato fra il vizio, ed era il vizio, ma pareva che nulla di tutto ciò le fosse giunto sino al cuore.

Molti uomini erano passati nella sua giovinezza, e forse non aveva amato ancor nessuno. Max lʼaveva stordita; gli altri le avevan dato appena qualche torbida e complicata ora di piacere; soltanto il bravo Jack, lʼinventore dʼun passo di Rag–Time, era stato per lei qualcosa più dʼun amante: quasi un piccolo, sbadato, inconscio e ridicolo amore. Povero Jack Morrison! Ella si ricordava ogni tanto chʼera stato buono con lei, chʼera stato per lei una specie di burbero e dolce fratello, che si era talvolta rasciugata in fretta una lacrima col rovescio della manica, ed infine che nessun altro danzatore sapeva ballare come Jack!... Adesso ne conservava qualche ritratto sparso per la casa, ed uno in camera, sopra una mensola, dovʼerano sempre alcuni ramoscelli di freschi fiori. Qualchevolta, nellʼandarsi a coricare, gli diceva come per ischerzo:—Good night, mon vieil imbécile de Jack!...

Era stato il solo che le avesse voluto bene per lei sola, e quasi le pareva che anche di là dal mare, traverso lʼinfinita solitudine, quel ballerino biondo le mandasse un profumo di poesia.

Dunque il signore dʼOlonzac la condusse nel talamo di Fred Chinchilla, ed usò maniere tanto affettuose, che Bluette, ripensando alla sua fama orribile, si convinse che il gagliardo e bel signore doveva essere, per ragion dʼinvidia, un uomo terribilmente calunniato.

—Vois–tu,—ella dichiarò a Linette, sua confidente,—ce dʼOlonzac il me plaît, parce que cʼest un homme qui connaît les femmes. Avec lui on est bien vite à son aise...