Se non facessero così, queste povere cameriere, in qual modo apprenderebbero esse a conoscere, quindi a secondare, il carattere delle bisbettiche loro padrone?

Poi entrò anche la madre Malespano. La quale vide per terra la pelliccia scompigliata, e la rimise a posto col piede. Quel giorno portava un bellʼabito, color cilestrino, che la faceva sembrare una biondina folle, grazie allʼossigeno dellʼInstitut del Beauté. La madre Malespano aveva una simpatia svenevole per il signore dʼOlonzac; nel respirare davanti a lui gonfiava in modo inverecondo il suo bellissimo seno.

Egli non si mosse. Bluette neppure. La bionda Caterina sedette, accavallando le gambe, vicino al loro canapè.

Allora si vide ancor meglio che Maurice, maggiordomo impeccabile, non era persona di cattivo gusto. La bionda Caterina dava tutte le ragioni al signore dʼOlonzac. Secondo lei era la Provvidenza che mandava in casa loro quel bel giovine per sorvegliare un poco le mene del vecchio Bollot...

Ma invece Mimi non poteva tollerare che la bionda Caterina venisse a mettere il becco negli affari suoi. Le urtava un poʼ i nervi, questa madre scandalosa e pettegola, che ormai non si contentava nemmeno più del maggiordomo, ed aveva incominciato a commettere, proprio lì nel quartiere, un certo numero di spudorate infedeltà.

Sicchè, non appena la madre volle darle un consiglio, Bluette la rimbeccò:

—Tu, mamma, te lʼho già detto: se vuoi che andiamo dʼaccordo, non tʼimmischiare nei fatti miei.

—«Ah, bon Diô, bon Diô, quel mauditt caractère!»—rispose la bionda Caterina, con il suo francese adorno di pittoresche licenze lombarde.

Roré, cambiando guancia su le ginocchia di Bluette, stese una mano, sorridendo, verso la madre Malespano; e frattanto ripeteva: