—Chère amie... très chère amie!...

La bionda Caterina prodigò a quelle magre dita una carezza quasi viscida, e tanto si gonfiò, che il suo bellissimo petto più non ridiscendeva.

—Tu, mamma,—riprese Bluette—non so davvero perchè ti ostini a rimanere qui. Non sei riuscita nè ad imparare il francese nè a passare una settimana senza far nascere qualche malanno.

—«Lʼécoutez–vous, lʼécoutez–vous monsié le conte di Lonzac?... Et dire che ze lʼadore comme la prounelle de mes yeux!»

—Chère Madame, vous êtes encore trop jolie pour que Bluette vous obéisse!...—rispose con una subdola galanteria il signore dʼOlonzac, strizzando lʼocchio a Bluette, che sorrise.

E la bionda Caterina intanto arrossiva di piacere.

—«Que voulez–vous, monsié le conte? Nʼest pas ma fotte si ze resiste encore un pé!...»

—Anzi, mamma, dovresti proprio fare quello che ti ho consigliato io: preparare i tuoi bauli piano piano, mettervi dentro tutto quello che ti abbisogna, e tornartene tranquillamente a casa tua.

—Casa mia? Sai bene che non lʼho più.

—Voglio dire da tua sorella, per intanto. Poi ti rifaresti una casa nuova, bella, comoda: in città, in campagna, come preferisci. Io ti manderei mese per mese tutto il denaro che possa occorrerti; se vuoi ti manderò anche Maurice, per farti servire a puntino... E questo, vedi, è lʼunico mezzo con il quale potremo essere felici tuttʼe due.