Ma in generale non si capisce bene cosa facciano tutti i Ministri.

Ad ogni modo, per le ragioni sopra citate, Mimi Bluette era molto più allegra quando Sua Eccellenza viaggiava per i Dipartimenti; e quella sera, nonostante la neve, pensò di andarsene al Bar della Grande Rouquine.

Non volle nemmeno servirsi della propria automobile; fece chiamare invece un tassametro sgangherato, per concedersi meglio lʼillusione dʼessere ancora una piccola Parigina in libertà.

Quando la sorte ci ha sollevati al culmine delle più alte fortune, la perfetta gioia consiste nel ritornare verso lʼorigine. E poichè siamo assurdi, se la vita per avventura ci riconduce allʼumiltà passata, quel bene che fu perduto assume ai nostri occhi un lontano colore di felicità.

Bluette, nel veicolo traballante, rivedeva con esattezza il remoto pomeriggio, allorchè, povera e trasognata, giunse nella stupenda Capitale. Si ricordò quella ridda che le apparve sui Grandi Boulevards, la prima sera: «Crémieux.... Luna Park... habille bien... Le Matin... Michelin... Galeries... Polin... sait tout...»

E Max? dovʼera Max?

Forse in galera, forse in giro per il mondo, forse diventato un galantuomo... chissà?

Frattanto la neve senza vento cadeva giù fiocco a fiocco, prendendo il colore dei lampioni, la forma delle case, buona, bianca, lieve. Una specie di silenzio candido si avvolgeva intorno al rumore della Capitale. Povere vecchie pedine trottavano sui marciapiedi, sgominate.

Il suo piccolo cuore si strinse. Aveva quasi pietà, in quella sera di neve, dʼogni creatura che non fosse tepida, bella, felice come lei.

Mimi Bluette!... si chiamava Mimi Bluette!... e pronunziare a se stessa il proprio nome le dava quasi una sottile intima gioia.