«Madlen, quel che può esser musica nella storia d'un uomo e d'una donna, certo non è amarsi, non è possedersi, non è quel fatto volgarissimo che perfino i geometri e le dattilografe osano chiamar l'amore. No, in questi nostri linguaggi mediterranei, dove si sente la [pg!167] violenza ed il colore della terra calda, le parole che definiscono questa passione sembrano per noi troppo accese di plebea concupiscenza, e non ora, Madlen, nè mai—come diceste una sera—potranno convenire al caso nostro. Invece voi lo definite così bene, così dolcemente, nel vostro idioma nordico: «To be in love, essere nell'amore.»

Nell'amore come in un profumo: così ero io con voi; nell'amore come in una musica, nell'amore come nel miracolo di un torbido paradiso artificiale: così ero io con voi.

Nel mio paese, Madlen, questa piccola grande cosa porta il nome di un verbo riflessivo, che involontariamente fa pensare al triste lezzo dell'amore democratico: «Innamorarsi.» Oh, non sentite voi come questo verbo sentimentale e proletario somigli terribilmente a quelle cartoline illustrate ove sono dipinte viole del pensiero?

Ma noi, Madlen,—voi ed io, Madlen,—certo non possiamo abbandonarci a questa grave ineleganza. In verità siamo troppo scettici, troppo raffinati, per rassegnarci a far naufragio in questo melodrammatico luogo comune, che dalle Canzoni del Petrarca fino al libretto del Trovatore ingombra tutta la storia della sentimentalità universale.

Quella passione che si trova per solito ne' romanzi—e particolarmente ne' romanzi d'autore italiano—è peccato, ma non fa per noi. Se dovessimo intrecciare un dialogo a parolette sospirose, con frasi dolciastre come il rosolio ed appassite come lo zibibbo, chiamandoci ad esempio: «Anima mia... unica mia... tutto mio bene... vita della mia vita...» credo che voi ed io, Madlen, [pg!168] avremmo financo paura delle nostre ben educate ombre.

E cosa ne dite voi di quella mezzana insopportabile che i letterati moderni usano chiamar Psicologia? Vi siete mai accorta, Madlen, di possedere, fra l'altre seccature, anche una Psicologia? Come ben sapete, non v'è libro moderno di qualche levatura il quale non ne sia, fin ne' punti e nelle virgole, tutto pieno e zeppo. Anzi—dicono i sapienti—non v'è letteratura senza Psicologia. Per ben rappresentare l'anima, poniamo, d'un callista, bisogna saper essere, al giorno d'oggi, profondi psicologi. Dunque vuol dire che, dell'universale malanno, anche noi, figli del secolo, dobbiamo posseder quella parte ch'è di ragione; ma il buon senso ed il natural pudore ci vietano di farne, come il secolo vorrebbe, ad ogni piè sospinto esibizione. Anzi è la sola nudità vostra, Madlen, che io non brami conoscere, fra tutte l'altre che invece mi tentano.

E con voi non sento affatto il bisogno di adoperare que' due avverbi terribili e sfiducianti, che nell'amore adempiono all'ufficio dei gendarmi di Offenbach; poichè l'amore dei borghesi, voi sapete, è tutto quanto un rosario di «sempre» e di «mai».

No, Madlen, io non desidero affatto ingommarmi su la vostra libera vita come un pezzo di antisettico taffetà, e guai se mi diceste ad esempio che provate il mostruoso bisogno di appartenermi per tutta la vita...

No; io sono con voi nell'amore, voi siete con me nell'amore: questa è la cosa più gentile che possa nascere fra due persone di buoni costumi, di elevati sensi e di fina educazione.

La storia che noi cominciamo, non si chiuderà tragicamente [pg!169] con due colpi di rivoltella; eviteremo nel modo più risoluto il dramma classico del vetriolo, e per quanto la fisiologia moderna vada scoprendo in ogni segno del carattere qualche prova dell'atavismo, non c'è in noi, questo è ben certo, alcuna tendenza al suicidio ereditario. Siamo due caratteri calmi, due persone prive di ogni drammaticità, che non amano mischiare nelle proprie vicende amorose i ferri del chirurgo nè gli articoli del Codice Penale. Non siete anche voi del mio parere, Madlen?