Qua e là una mantiglia nera. Gli «aficionados», in calzoni di tela bianca e giacca d'alpagà, contavano e scommettevano danaro, tra il fumo delle aspre sigarette. Si giuocava su la vittoria dell'uno o dell'altro competitore, sul numero degli attacchi portati o respinti, su le offese di becco, sui colpi di sprone, su le ferite mortali e su la durata cronometrica delle agonìe.
V'era una bilancia, su la quale pesarono dapprima uno stupendo gallo, irsuto e ricciuto, che si dibatteva urlando, nell'impazienza di combattere. Il suo pennaggio era nero e luccicante, con riflessi verdi; aveva una piccola cresta, ritta, scarlatta; una sottilissima lingua scura tra il becco ricurvo e crudelissimo. Lo sprone d'acciaio luccicava come un terribile pugnaletto.
Indi pesarono il suo competitore. Più snello, più alto, irto e scarmigliato, con occhi rossastri nel pennaggio fulvo, qua e là spiumato, con il ventaglio della coda mozza per metà, si scuoteva sbattendo il bargiglio, gonfiando le ali, arrotando il becco sul piatto della bilancia, mentre, nel suo pelo tutto a brandelli, ancor rosseggiavano le cicatrici di numerosi combattimenti.
Quest'ultimo era, per quanto potei comprendere, il favorito del pubblico; da ogni parte udivo gridare:
—Blas! Blas! Blas!
E questo grido si ripeteva continuamente, intorno alla [pg!173] gabbia, sui gradini e fra le scranne della baracca, mentre gli scommettitori agitavano i cappelli ripieni di monete. Blas era il nome di questo glorioso gallo; Inglés il nome del suo competitore,—come poi seppi da un vicino compiacente.
Infine il banditore diede un lungo ed acutissimo fischio, dopo di che i due furiosi avversari furono scagliati nella gabbia, ove piombarono quasi di volo. Per un istante, abbassate le ali, spazzarono il pavimento; poi s'azzuffarono. Si presero per il becco, ed incominciarono a roteare come intorno ad un perno. D'improvviso Blas dette all'altro una beccata che gli spennò il cranio; Inglés rispose con una speronata che fece volare in aria qualche penna. Un filo di sangue fresco rigò l'assito; gli scommettitori ed i puntatori si misero a fare un baccano indiavolato, a urtarsi, a dimenarsi, cosicchè pareva di assistere al principio d'una rissa della malavita.
Blas era ferito leggermente; lasciava pendere un'ala e si piegava su le zampe, tuffando nel filo di sangue il ventaglio della sua coda mozza. Allora tosto Inglés gli balzò addosso, e cominciò a beccare, a speronare, ad infierire su l'avversario con tanto accanimento, che già credevo di veder Blas soccombere. Ma egli si proteggeva aprendo le ali, torcendo il collo, sicchè, d'un tratto, vidi una zampa d'Inglés presa nel becco del suo fulvo avversario, che dovette abbandonarlo e retrocedere per liberarsi da quella crudele morsura.
Vi riuscì. Tutti i partigiani di Inglés proruppero in alti clamori; gli altri a lor volta rispondevano con fiere invettive, con lazzi e gesti osceni. Più accanite fra tutti parevano quelle ragazze del popolo, in trecce, con sottanelle [pg!174] nere, che si mettevan braccio sotto braccio e scuotevano con irritata celerità i loro piccoli ventagli variopinti, su le camicette procaci, adorne d'un fiore di camelia. Pareva che da un istante all'altro qualche lama di pugnale dovesse brillare tra quelle facce sinistre. Ma il peggio era quando alcuno tra il pubblico si alzava diritto, in guisa da impedire la vista a chi gli stava dietro le spalle. Allora tutto un gergo vituperevole di orrende contumelie scoppiava tra i mucchi di scranne accatastate sui ripiani della baracca; facce pallide si voltavano per rispondere all'ingiuria ed il vociferìo continuava, sin quando gli altri pure s'alzavano, e tutto il pubblico era in piedi, su l'assito scricchiolante.
Era in piedi, e si curvava con frenesìa verso la gabbia circolare, sparsa di penne, di sangue, di polvere.