Non continuate a far cadere i vostri piccoli franchi d'argento nel ventre metallico di questa fiera ingorda; essa, come tutte l'altre soverchierie che dànno la ricchezza nel mondo, ha tenuta per sè la cifra zero.
E poichè siamo stati oggi a Lourdes, cara Litzine, lasciátemi dire un'ultima sciocchezza.
Il calcolo delle probabilità insegna che su mille condannati a morte ce n'è sempre uno, il quale, come dicono anche i medici, guarisce «miracolosamente»; insegna che uno fra gli aspetti clinici della pazzia religiosa è precisamente quello di rendere il corpo atto a supplizi che parrebbero mortali ed a rinnovazioni organiche tuttora ignote alla scienza, ma dovute senza dubbio a straordinarie possibilità della forza nervosa; ed insegna che l'uomo è un vecchio spettatore di miracoli, un vecchio bimbo attonito, il quale ha sempre amato lasciarsi prendere nelle trappole de' giocolieri...
Infine, cara Litzine, per togliere al prossimo i piccoli franchi d'argento il miglior espediente non è già la [pg!263] costruzione di queste macchine infernali, dove, premendo una leva, il disco gira con velocità e si attende, ma sempre invano, il rumore della pioggia di Dánae...
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Lord Pepe non aveva sonno; io neppure. Madlen e Litzine erano salite nelle rispettive camere, dove probabilmente, nello scambiarsi una lunga visita prima di andare a letto, avrebbero incominciato a parlare di noi,—come noi di loro.
La sala del bigliardo e quella del bar non erano divise che da un'arcata. Lord Pepe—uomo calmo, preciso e logico, era un forte giocatore di carambola. Io, sbadato, nervoso, illogico, perdetti con disonore tre partite.
Il bigliardo è geometria; la geometria è logica.
Vedevamo il fantino-antiquario, l'illustre Joe Wallace, il popolare Jo, sorbire con lentezza un quinto, poi un sesto, poi un settimo gin-cock-tail.