Io gli domandai:—James, perchè siete sempre così sgarbato con la povera Odette?
—La povera Odette!... Ah! grazie! Per fortuna che voi siete innocente! Ma quando lo sarete un po' meno, [pg!275] anche voi domanderete alla «francesina» cosa fa la notte invece di dormire...—Poi si dette un gran colpo su la bocca, onde punirsi dell'aver parlato, e finì la costruzione della casa per il grillo.
Ma quelle sue parole mi fecero d'un tratto indovinare molte cose. Io dunque mi proposi di scoprir da me sola cosa faceva «la francesina» invece di dormire, e, venuta la notte, in punta di piedi uscii dalla mia camera, mi recai dietro l'uscio della camera di Odette. Accostai l'occhio alla serratura; tutto era spento, non udii che il suo respiro addormentato.
Vi andai la notte seguente. Fra le connessure dell'uscio, per la toppa della serratura, filtrava una luce che nell'oscurità pareva intensa. Udivo parlare sottovoce. Io, non so perchè, mi sentii così male, così male, che per un momento ebbi l'impressione di sentirmi piegare le ginocchia. Stavo su le mattonelle co' piedi scalzi; avevo molto freddo, i miei capelli sciolti mi cadevano su la faccia, su gli occhi. Poichè il cuore mi batteva troppo forte, con ambedue le mani mi compressi il petto, e forse allora per la prima volta, con una specie di paurosa gioia mi accorsi de' miei seni nascenti.
Mi piegai, misi l'occhio alla serratura; ma per la disposizione dei mobili nella stanza non potevo riuscire a vedere che una finestra chiusa, il lavabo, una poltrona e solamente un pezzo del grande copripiedi rosso. Vedevo però assai bene, sotto le coltri, la forma del corpo di Odette, dalle ginocchia in giù, muoversi...
Non saprei dire perchè, rimasi avvinta, ferma, piena di un'angoscia mai provata. Mi drizzai, volli fuggire; non potevo. Ancora dovetti piegarmi e paurosamente guardare. Il copripiedi stava per scivolare [pg!276] dal letto; era sconvolto, arruffato; la forma del corpo di Odette non si muoveva più. Le sue ginocchia, i suoi piedi, sollevavano appena la coltre; qualcun altro, che doveva essere più in là, si mosse, discese, camminò, se ne andò per un uscio interno. Avesse aperto quello dietro il quale io stavo, e non avrei nemmeno avuta la forza di muovermi, per fuggire.
Tornò il silenzio; il silenzio profondo, assoluto, nella stanza, nel corridoio, nella casa addormentata. Passò un tempo del quale non ho memoria, poi vidi Odette scendere dal letto, cercare le pantofole, venire verso il mezzo della camera, fermarsi davanti al lavabo, versare acqua nei catini.
Ora la vedevo splendidamente, nella cruda luce. Non aveva sopra di sè che i suoi lunghissimi capelli sciolti, i suoi capelli arruffati, stupendi, gonfi e lucidi, che le scendevano sino all'anca, impigliandosi e gonfiandosi ad ogni movimento su le perfette forme del suo corpo. Io, veramente, non avevo mai creduto che Odette fosse così bella, e poichè non avevo ancor mai veduta una donna del tutto nuda, guardavo lei, come se vedessi una cosa per me nuova nel mondo.
Si lavava con minuzia e con attenzione, respirando forte; la sua faccia mi sembrò piena di stanchezza, di sofferenza, d'irritazione. S'incipriò, si fece la treccia, mise una bella camicia di fino batista; prese uno specchio, lo sollevò davanti ad un altro per guardarsi la nuca. Nella camicia trasparente vedevo così delinearsi la profondità dell'ascella oscura e nascere, come un forte bócciolo gonfio di gioventù, il seno impetuoso, che produceva una bella ombra nella tela fina.
Volli andarmene; anzi pensai:—«Ora devo andarmene. [pg!277] È tardi; fa freddo; anche Odette fra poco spegnerà il lume...»