Così gli ero più vicina. E il sole camminava. Dopo qualche istante illuminò di nuovo la mia mano, prese tutto il mio braccio, m'entrò nella bocca, rise ne' miei occhi... Dovetti ancora muovere la seggiola, sottrarmi a questo raggio che mi voleva, a questo fulgore che sempre più mi sospingeva, lentamente, verso il diacono Ralph.

Quando fui di nuovo tutta nell'ombra, i miei occhi lo guardarono. Mi pareva di essere quasi nuda; il riflesso del sole mi rendeva trasparente. Le mie braccia calde, la mia gola viva, il mio seno gonfio di respiro, aspettavano quasi con impudicizia la irritata gioia di sentirsi offendere...

Mi piegai; strinsi i gomiti; mi raccolsi tra le mani la faccia. Ora non vedevo più il sole. Ma lo sentivo a poco a poco salire, invadermi, abbracciarmi, ubbriacarmi... era in me, ne' miei sensi, nel colore de' miei vivi capelli, entrava, m'irradiava tutto l'essere, mi empiva di estate l'anima...

E poichè i miei polsi erano congiunti, sentii che una mano li strinse, li piegò, mi curvò, smemorata, nella fiamma del raggio di sole...

Quando capii che le mie vene troppo gonfie di primavera stavano per inginocchiarmi, tutta viva, tutta ebbra, sotto il potere della sua bocca, risi, risi, ancora ebbi la forza di ridere, nel sole, come una pazza...

[pg!282] Non mi fece male. Se ne andò come un ubbriaco. Disse a mio padre che avevo tutto imparato. Non lo vidi più.

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Odette era la mia compagna, la mia amica, la sola mia confidente. Nè io potevo dimenticare quella notte già lontana.

Ho detto innanzi che, dopo essermi rifugiata con lei sotto la mia coltre, dopo averla fatta giacere sul mio guanciale, chiusi gli occhi e dormii.