Ma una sera noi rimanemmo sole. In città si facevano le elezioni. Già da un mese Lord W., mio padre, non faceva che aggirarsi per la biblioteca, declamando con foga oratoria certi suoi lunghi discorsi molto rumorosi e niente affatto eloquenti. Infine partì, ben sicuro d'esser l'uomo più necessario alla politica dell'Impero Britannico.
Mi ricordo che faceva quella sera un terribile vento; il parco non era che una fragorosa burrasca di foglie arruffate. Già doveva esser tardi, forse le undici di notte, non so. Dietro le finestre, nell'aria splendidamente limpida, si vedevano bruciare le stelle. Un non so che di selvaggio penetrava tra muro e muro; io non potevo star ferma; quel rumore, quello splendore, si propagavano in me, dandomi una specie di febbre.
Tutti nel Castello erano già coricati. Noi due sole, in quella nitida sera di Marzo, rimanevamo ancora vicino al fuoco spento. Sui nostri telai formava un bianco ricamo il colore delle stelle. Nei vasi erano fiori odorosissimi, raccolti a fascio. Il vento saliva, scendeva, nel camino spento, muovendo la cenere.
Odette era sprofondata in una grande poltrona scura; vedevo le sue braccia nude fino al gomito, vedevo le sue belle caviglie, del tutto scoverte, nelle calze di filo nero, che parevan d'argento. E la macchia de' suoi capelli biondi, sul velluto scuro, sembrava quasi un vortice di fumo.
Allora una péndola suonò. Io mi levai; ella pure. Salimmo le scale insieme, con lentezza, fermándoci [pg!287] ogni tratto. Siccome l'elettricità si era interrotta, coprivamo con le nostre mani aperte le fiamme delle candele.
Giunte sopra, Odette mi guardò. Era estremamente pallida; le sue ciglia d'oro le facevano battere fin contro le narici un lungo riflesso quasi livido. La sua bocca non sorrideva come sempre; anzi aveva un non so che di sciupato, come la bocca di chi voglia reprimere un intenso piacere, un dolore acuto. Per non guardare lei, guardavo la candela gocciolante; cercavo di non pensare ad altro che agli scrosci fragorosi del vento. La fiammella si piegava, sfuggiva, guizzava, in rapidissimi fiocchi neri. Ma io stessa mi sentivo come lei: pallida e con la bocca sciupata.
In fondo al corridoio, con fragore, una porta si spalancò.
Era il vento. Le due candele si spensero.
Il vento c'investì con impeto, quasi volesse attorcigliarsi ai nostri fianchi, strappare via le gonne dalle nostre cinture.
Odette mi pose una mano sul braccio; disse, tra il vento:—«Spógliati. Verrò da te; leggeremo un libro.»