[pg!2] Poichè la guardavo con fissità, ella d'un tratto si volse; parve cercasse qualcosa, o volesse chiedermi qualcosa, pur seguendo con occhi attenti la mano veloce del mazziere, che andava rivolgendo le carte. Vinse il colpo; le sue ciglia dorate brillarono. Forse le mancava esattamente un fiammifero per accendere la sigaretta, una piccola fiamma rossa per mandare la vita in fumo.
Era una bellissima creatura, lunga, snodata, sottile, con una capigliatura di mogano scintillante, un profilo rettilineo ma soave, le mani così prive di colore che parevan quasi vecchie nella sua trasparente gioventù. L'abito che portava, il fino intreccio di piume del Paradiso che si arruffavano intorno a' suoi capelli veramente gloriosi, gli anelli che opprimevano le sue leggere dita, i braccialetti che le avvolgevano il polso, ed il profumo doloroso, eccessivo, irritante, che mandava la sua fina cipria, la sua fina seta, il respiro de' suoi labbri dipinti, la visibile forma della sua nudità, in quella sala calda, gremita, nel rumore del gioco, sotto il peso dei lampadari accecanti, nel brillare del tappeto, nella febbre del vincere, mi stordivano, mi esasperavano, e quasi mi pareva che in lei sola fosse l'origine di tutta questa concitazione.
Quando avvicinò alle mie dita le labbra, per accendere la sigaretta, i suoi occhi risero, tutto il suo volto rise; non mi ringraziò, scosse indietro la fronte, pose ancora denaro sul mucchio di gettoni che le appartenevano—ed aspettò.
Aspettò immobile, quasi godesse la voluttà perversa di quel lungo tormento, l'irritazione meravigliosa che le sue vene proverebbero, vincendo, perdendo, sopra una carta imprevedibile.
[pg!3] Chi era? Da che luogo era giunta? Chi mai possedeva le sue labbra così calde e così limpide?
L'elettricità rompeva in mille arcobaleni quasi verdi la sua triplice collana di perle; perle tutte d'un colore, che pareva tenessero imprigionato nella loro splendente anima un raggio di sole.
Era—io pensavo—una donna del Nord, nata fra i bianchi silenzi delle nebbie settentrionali, forse in una casa grigia, in una piccola strada, in un remoto villaggio delle vecchie contee.
Veniva dal Nord; l'amore le aveva dato que' gioielli, quel riso, quella sua bellezza inesorabile. Aveva la mano costrutta per bene immergersi nelle ricchezze altrui; aveva un corpo fatto per regalare qualche ora di voluttà costosa e indocile a chi potesse permetterle di giocare sopra una carta fortuita il denaro che paga per un anno la fatica di numerosi operai.
Le donne spagnole, dalla carnagione di camelia, stavano ferme all'intorno e silenziose la guardavano. Di fronte a lei, su l'altro lato della tavola, era seduto il suo amante: un fino tipo di giovine hidalgo, sbarbato, liscio, elegantissimo, di quelli che si vestono a Piccadilly e fischiano le canzonette di Montmartre nei corridoi dell'espresso Paris-Madrid.
Pareva ch'egli avesse una certa paura di quel denaro ch'ella giocava con tanta prodigalità, ed invano tentava di nascondere la sua inquietudine ogni volta ch'ella poneva sul tavoliere una somma troppo forte; impallidiva un po' quando la rastrellavano, si rischiarava tutto, le mandava un complimento in pessimo francese od in pessimo inglese quando il colpo era vinto. Ma ella faceva esattamente il contrario, sempre il contrario, di ciò che il suo amante le suggeriva.