Socorrito fiore di Siviglia mi parlava in ispagnolo, io le rispondevo in francese; ogni tanto, una parola che l'uno o l'altra non intendesse richiedeva cinque minuti di elucidazione.

Allora mi permisi di ridomandarle se avesse in quel momento un amante che amava. Domanda oziosa. Ella diede una leggera scrollata di spalle. Socorrito, fiore di Siviglia, da molte settimane—anzi ne fece il conto: da ben trentasette giorni—era casta.

E perchè no? Le donne galanti sono molto spesso incredibilmente virtuose.

Que' trentasette giorni di quaresima ci ricondussero a parlare della castità. Questa volta con perifrasi un po' meno letterarie.

[pg!78] La castità: un digiuno dei sensi che fa venire il mal di capo. Checchè ne dicano i moralisti, è meglio non prendere questa cattiva abitudine. L'uomo casto è ridicolo. Quanto alle donne, sono talora caste quelle che non hanno il dovere nè l'ipocrisia di fingersi tali.

Senza volerlo cademmo nella fisiologia, ponendo lì, frammezzo a noi, su la coltre del letto, qualche problema da risolvere.

Questo, per esempio:

«Come può accadere che le donne, molte volte, troppe volte, si diano all'uomo senza davvero appartenergli?» Risposta:—«Perchè le donne, per loro natura, sono diffidenti e sono rassegnate.»

Ciò rappresenta nondimeno una frode fisiologica molto grave. Però involontaria. La conclusione ch'io le proposi fu la seguente:—Rinunziamo alla castità.

Socorrito, fiore di Siviglia, parve accondiscendere al mio parere. Anzi i suoi begli occhi fatti a mandorla divenivan un po' scuri. Volli sapere dove arrivava il suo busto. Disse: