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Piove. Lord Pepe è andato a Biarritz in automobile. È andato a Biarritz in automobile, con un Russo lungo lungo ed un Belga piccino piccino. Sono le cinque del pomeriggio; forse non torneranno prima di sera.
Voi, Madlen, siete rimasta, e veramente non oso indovinare [pg!80] il perchè. Forse perchè piove. Od invece per addestrarmi nell'amabile gioco del bigliardo inglese?... Quante biglie occorrono e che lunghe stecche per il gioco del bigliardo inglese! Com'è noioso, nei pomeriggi di Settembre, il gioco del bigliardo inglese!
Il profumato Pompon, dandy asiatico d'alto lignaggio, animaletto camuso e petulante, che odio, quanto mi piacete voi, divina Madlen, è seduto nel bel mezzo d'una comoda poltrona, e, senza muovere i suoi rotondi occhi umanissimi, ci osserva con albagìa.
Piove. Convien ripeterlo, perchè la pioggia è un elemento essenziale nel colore, nella poesia di questa lunga giornata. Laggiù, in fondo al corridoio, nella sala di musica, un gruppo di signorine da marito compie la propria educazione perfezionandosi nelle insidiose maestrìe del tango. Non andranno così al talamo del tutto impreparate su quanto al loro ingegno chiederà l'esigenza d'un marito.
Piove. Il mare fuma di pesante nebbia. Io pure fumo con iracondia queste saporite sigarette spagnole, fatte con tabacco dalla foglia nera. Quando vi piegate sul bigliardo per misurare il colpo di stecca, voi, Madlen, nella succinta gonna che vi dondola sopra le caviglie, siete frivola e seria come le figurine di certe stampe assai belle che si disegnano appunto nel vostro paese. Manca il boy, con il suo giubbetto rosso ed il cestello di vimini per raccogliere le biglie; manca e non fa difetto, poichè, per fortuna, siamo rimasti soli, voi, Pompon ed io. Pompon, mi sono accorto, non ama i gentlemen che fanno la corte alla sua padrona; è un custode assai dignitoso del vostro malagevole onore.
Di grazia, Madlen, vorrete continuare a lungo in questo gioco di pazienza e di precisione, che riesce per me [pg!81] ineseguibile? Il bigliardo, come la matematica, è una scienza per la quale bisogna esser nati. Quelle bianche sfere d'avorio somigliano un poco ai concetti puri della filosofia; si urtano, s'intrecciano, corrono, brillano, rimbalzano, per finire—ahimè!—in una buca. È tempo sprecato, Madlen! Io non possiedo il senso della precisione. Purtroppo non è mai l'esattezza quella che mi attrae, ma piuttosto l'armonia, che in fondo è molto spesso un disordine.—Ho ragione? Ho torto?—Non saprei. Ma certo un vostro movimento mi sembra oggi molto più meditabile che tutta la scienza d'Euclide. La teoria degli angoli?... Ah, no! La teoria delle curve... sì, delle vostre curve, Madlen... ecco una bella teoria!
Nel guardarvi, mentre giocate a questo freddo gioco del bigliardo inglese, penso che davvero voi siete come una bella sciarpa, come un guinzaglio perfido e sottile, un ramoscello tórtile, una lama pieghevole, avvelenata.
E vi domando sottovoce:—Madlen, cosa pensate voi dell'amore? dell'amore nei giorni quando piove? dell'amore nei pomeriggi di Settembre? dell'amore a Guipuzcoa? dell'amore fra le nebbie di questo grigio lento fiume Urumea?...