E voi che regalate al mio cuore,—al mio cuore un po' coperto di cenere—la fiamma di un vero desiderio, siete come colei che al più povero fra gli uomini sapesse regalare una ricchezza infinita.

Son ora molte notti che vi attendo, senza dormire: vi attendo fin dopo l'alba, e non vi odo giungere, non vi odo giungere mai. Talvolta, nello scrivere, mi sembra di far scorrere la mano su la vostra pelle incipriata. E le stelle tramontano, e la dolce notte se ne va, lontana, sul mare che impallidisce. Quando vien su dall'Urumea il fumo bianco del mattino, allora chiudo la finestra, spengo il [pg!84] lume, per dormire. Qualche volta ho freddo. Qualche volta ho voglia di piangere. Non per voi, Madlen; ma invece perchè sono triste, perchè sento che il tempo se ne va, perchè mi sembra di non avere camminato abbastanza, d'essere, nella mia gioventù, quasi decrepito, e penso che nulla di durevole ho finora costrutto nella mia vagante vita, leggera e provvisoria come una striscia di fumo. Ho sciupato: questo sì; la mia vita e quella di altre creature: questo sì. Ho sciupato il tempo, il denaro, l'ingegno, l'anima, le idee, le cose ch'erano mie, le cose delle quali avrei potuto, se avessi avuta costanza, impadronirmi... questo sì!...

Ecco perchè talvolta, la notte, ho voglia di piangere. Ma non piango. Non è da uomo—è vero, Madlen?—non è da uomo, nemmeno quando si è soli, piangere.

Oh, se sapeste come canta, nei mattini del mese di Settembre, il grigio lento fiume Urumea!...

Dítemi solo una cosa, Madlen:—Non verrete mai?

E voi, con la nuca immersa nel pallido chiarore dell'invetriata, mi fate segno di sì, leggermente, senza quasi muovere i vostri grandi occhi pieni di nord, che ora diventano scuri come le violette.

Rabbuia; siamo quasi nell'ombra; piove. Che buon odore manda la terra sotto la fina pioggia del mese di Settembre! Vedo gli alberi della Zurriola scuotere, su l'orlo dei rami bui, qualche foglia d'argento. Il viale deserto scompare nel crepuscolo, si perde nella sera infinita. Lasciatemi prendere una vostra mano, Madlen... solamente una vostra mano. È la forma più crudele che abbiate in voi; nel suo disegno c'è l'attitudine a far male. Invece avete le spalle così morbide, che il guardarle mi dà gioia, quasi mi fa pensare a quel senso di tepore, [pg!85] di morbida foltezza, che ben conosce chi ama gli antichi velluti. Ancora non vi ho dato mai un bacio dal quale possa bene conoscere la forma della vostra bocca. È singolare, ma le donne amano come baciano, pensano come baciano, vivono come baciano, e sono in verità innocenti o colpevoli com'è il loro bacio.

Cosa pensate voi di me? Sarei molto curioso di sapere cosa pensate voi di me. Forse nulla.

—Cosa penso?... Lo volete sapere?

—Sì, ditelo, Madlen.