L'elegantissimo hidalgo mi squadrò velocemente, con uno sguardo non troppo amichevole; poi, súbito, con la miglior grazia del mondo mi declinò il suo nome altisonante:—don Josè Fernandez, vizconde de Higuera.
—Io lo chiamo Lord Pepe,—corresse con un lieve sorriso la bella forestiera. E Lord Pepe, messo di buon umore senza dubbio dal denaro vinto, mi presentò con un gesto impercettibilmente ironico alla mia vicina di tavola,—che si chiamava Madlen Green.
Più tardi, nella sala verso il terrazzo, durante l'ora della cena, cominciarono fra noi le prime confidenze. Abitavano essi pure al Maria Cristina ed erano venuti quel giorno stesso da Biarritz, col proposito di rimanere a San Sebastiano per tutta la durata del Concorso Ippico e delle grandi Corride. Il giovine hidalgo, don Josè Fernandez vizconde de Higuera, l'elegantissimo Lord Pepe, súbito mi si rivelò per un uomo di mondo fino ed assennato, pur tra le rade parole che interrompevano la sua taciturna fame. Il vin generoso e la buona vivanda gli facevano considerare la vita sotto un punto di vista ironicamente gaio.
S'affrettò a farmi conoscere che la sua famiglia, d'origine madrilena, or da molti anni dimorava nella capitale [pg!9] inglese, ove suo padre esercitava con fortuna l'alto commercio bancario. Per conto suo l'elegantissimo Lord Pepe non trascorreva in Inghilterra che il breve tempo della «Season», poichè preferiva negli altri mesi dell'anno gli svaghi e le incessanti fatiche della vita continentale.
A mia volta gli confidai ch'ero nato nella felice terra d'Italia, dove praticavo l'efferato e malinconico mestiere dello scriver libri—libri anzi ove l'amore snuda sè stesso con implacabilità,—e che adesso ero venuto peregrinando fino alla bianca terra di Guipuzcoa, forse con lo scopo alquanto evasivo di contemplare il dolce Atlantico...
Madlen Green, co' suoi dentini lucenti e minuti, non cessava dallo stritolare un eccessivo numero di morbide crevettes grises, mentre il violino del maestro zingaro, là fuori, nell'atrio, suonava un tango lento e pericoloso.
Monte Igueldo brillava di tutte le sue luci, nell'alta notte stellata; l'immensa baia della Concha, tremolante come uno specchio maraviglioso, addormentava le sue bianche ville dentro giardini gonfi di soavità.
Ed io non vedevo che lei, ridere con la sua bocca scintillante, sollevando nella mano inanellata il biondo cálice di Sciampagna.
Quando il bicchiere fu del tutto vuoto, i suoi braccialetti pesanti fecero un rumore che mi stordì; tremarono, cantarono, come sottili strumenti vivi, che brillando si attorcigliassero alla sua bianca nudità.
Poi mi tese un'astuccio: