In verità non c'era posto; ma l'angelica M.me de Lonard lo invitò a sedere sul bracciolo della sua poltrona. L'avvocato di Nimes era piccolo; ci stava. Sbocconcellò sbadigliando le uova sode, poi ne prese altre due. Avvenne questo: ch'egli solo mangiò per quattro e si bevve quasi tutta una bottiglia di quel Pomméry extra-sec che gli dava i crampi allo stomaco.

La contessa Fellner, dopo il gioco e la cena, si lasciava prendere da non so quale desiderio di sensazioni ulteriori.

—Oh...—sospirava—quanto mi struggo e mi sciupo in questo maledetto paese! Non solo perdo al giuoco tutto quello che possiedo, ma purtroppo sono anche disperatamente casta fin dalla vigilia del mio arrivo: ecco a momenti due settimane...

—Appunto lo s'indovina dai vostri occhi, povera contessa!—rispose con malizia l'avvocato di Nimes.—Per una donna di temperamento la solitudine costituisce un vero guaio... Ma infine, perchè no?...—soggiunse, [pg!129] facendo segno alla mia persona.—Ecco un giovinotto che certo aspetta solo una strizzatina d'occhi...

La contessa Fellner arricciò il naso.

—-Prima di tutto, caro signor Claude, io non sono per vostra regola una donna così facile!... Poi questo signore non è il mio tipo.

—Oh! oh!... illustráteci dunque il «vostro tipo»,—la incitò l'avvocato, che ancora stava trincando.

—Io credo quasi di conoscerlo,—rispose Litzine.—Voi, contessa, amate il tipo di Ned, il tipo Americano del Nord, non è vero?

—Oh, oui...—confessò, con un brivido artificiale ma prolungato, la casta M.me Fellner.—Sì, è vero, è vero! Amo il tipo di Ned: biondo, sbarbato, molto solido, molto energico...

—Molto ricco!—soggiunse l'implacabile Claude.