Suonarono le quattro di notte. Dal balcone aperto veniva il profumo del mare. Mi ricordo ancora le sue braccia; mi ricordo con precisione la forma delle sue nude braccia. Nel muoversi facevano pensare agli steli dei narcisi, nelle praterie alte, quando il vento di primavera incurva tutto il campo.

Madlen si era sciolta i capelli; ora si spogliava. La sua lunga treccia, colore di vecchia tartaruga, nasceva oscura e diveniva intensamente bionda. Il pettine vi cigolava, sollevando furiosi disordini tra quella ricchezza buia ed incendiata.

Disse a Litzine:

—Dégrafe-moi ça...

Le si era impigliato un uncino dell'abito in un'ásola del copribusto. Per far ciò, Litzine dovette sollevare il peso della sua lunga treccia, che ad ogni mossa variava di colore, ingombrandole tutto il dorso.

Erano entrambe davanti alla grande specchiera, che le rifletteva con fulgore, tra un nembo di elettricità.

[pg!136] Litzine raccolse quella stupenda capigliatura come si raccoglie un grande fascio di fieno fragrante, e, prima di sciogliere l'uncino, profondamente v'immerse la bocca.

Madlen rovesciò la gola, e rise.

Rise forte, rise con una voce sonora, quasi torbida, una voce che udivo per la prima volta in lei.

—Tu es bien gentille de m'avoir aidée; je te remercie, Litzine...