La luce nella stanza era divenuta così morbida, così trasparente, ch'io vedevo anche un piccolo neo, quasi fulgente, sul braccio sinistro di Litzine. Vedevo bene il diverso colore de' lor capelli. Quelli di Madlen eran pieni di riflessi torbidi, violastri, tessevano sul guanciale una specie di gualdrappa disordinata, nella quale passavan guizzi di oscurità, come nella foltezza di un pesante velluto; quelli di Litzine brillavano compatti, lucidi, pieni di trasparenze, quasi per avvolgere la sua perduta nudità in un colore d'innocenza.

I loro polsi, ugualmente fini, si allacciavano, per dormire in pace. Il sonno le avvolgerebbe, così belle, così nude, sul medesimo guanciale. Sovra i lor grandi occhi orlati di khôl scenderebber le palpebre scure. La gioia che potrebbero dare a chiunque le vedesse rimarrebbe sepolta, addormentata, in quella femminile promiscuità.

I loro polsi, ugualmente fini, si andavano sempre [pg!147] più allacciando, vena contro vena, per dormire in pace. Così l'una sentirebbe dell'altra il cuore delicato battere.

La bocca rossa di Madlen s'immergeva, con una specie di semiriso ebbro, nel respiro di Litzine.

Dalle cortine alte filtrava una trepidazione d'alba incerta e lontana; la stanza, fra quelle due luci, pareva sommersa, dispersa, in un fumo d'irrealità, radunava ne' suoi confusi cristalli un pallido colore d'infinito.

Vedevo, sotto le camice diafane, i loro seni dolcissimi gonfiarsi nei calmi respiri. Qualche parola breve, non afferrabile, nasceva tra quel caldo silenzio. Era forse la voce di una, o d'entrambe, che bisbigliava nel tepore del sonno, tra il fumo del vino biondo, qualcosa di non dicibile, di soffocato quasi con paura nelle trecce calde, voluminose.

Erano stanche d'aver portato gioielli splendenti, stoffe impalpabili, fiori e piume;—questa, nel mondo, era la lor fatica;—stanche di aver sollevato con mani trasparenti cálici troppo leggeri; stanche di musica e di profumi, di lievi pericoli e di sottili tentazioni:—ora potevano dormire.

Dormire nella gioia perfetta di sè medesime, quasi allacciate, forse innamorate, sentendo il riposo incominciare con una specie di voluttuosa ebbrietà.

Il desiderio d'amore, la tendenza naturale di tutte le cose belle, muoveva con una specie d'insidia le lor mani profumate, istigava in loro, con lenti lamenti, la gioia femminile del conoscersi con esitazione. Gonfie di peccato carnale come il favo maturo è gonfio di caldo miele, sentivano il riso della lor giovinezza nascere, tremare profondamente, nei lor corpi formati con un raggio di sole...

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