. . . . . . . . . . .

. . . . . . . . . . .

Vecchio Adamo, tu eri, col tuo serpente, un personaggio biblicamente necessario nel primordiale giardino zoologico denominato il Paradiso Terrestre. Quell'impudica signorina Eva, che ogni sera, quando, stanco della caccia, ti stendevi sotto alberi fragranti e l'Eden calmo si addormentava sotto il fuoco delle sue stelle primaverili, quella gentile «midinette» preistorica, dai seni rotondi come grappoli d'alveari e dai fianchi snodati come anche di leopardesse, che veniva presso te, odorosa di giaciture selvatiche, risciacquata la sua pelle fulva nei rivoli delle primitive sorgenti, e così tentava persuaderti a ricercare la costola perduta, quella pettegola signorina Eva, che non stava mai zitta da mattino a sera, e si cambiava pettinatura, e portava collane di lapilli splendenti,—vecchio Adamo, non t'illudere!—nella storia del genere umano quella fraschetta incorreggibile poteva benissimo fare a meno di te.

A que' tempi tu eri, vecchio Adamo, un onesto cacciatore d'irsuti bufali e di gazzelle innocenti; pago del grappolo che il sole maturava su le vigne selvatiche, nemmeno pensavi ad inumidire i tuoi labbri nella polpa del frutto proibito nè alcuna tentazione sentivi della compagna che stava con te. Può darsi che già ti piacessero le sue ginocchia dorate come ghiande, le sue braccia esili e deboli appresso alla forza de' tuoi bicipiti; forse ti piaceva udire la sua voce garrula imitar nelle selve il trillo delle capinere, e quando i suoi piedi leggeri camminavano su le foglie cadute, nella tua sorda potenza di maschio forse pur tu sentivi una specie di trepidazione oscura.

[pg!149] Ma ella si mise d'accordo col saggio ed astuto serpente, il quale, nel Paradiso Terrestre, faceva un mestiere certamente poco onorevole. Cosicchè, insieme ragionando, bentosto capirono che tu eri, vecchio Adamo, un debole gigante, il quale, se ancor tutti governava col peso della sua dura forza, indi a poco avrebbe sottomesso l'Eden ai capricci della signorina Eva, ed avrebbe continuato più che mai a sudare grosse gocciole di sudore, a divellere tronchi centenni, a smuovere macigni e rivolger glebe, onde far lei camminare sovra l'erba fiorita.

—Come dovrò io comportarmi?—domandava, perplessa, la innocente signorina Eva.

Ed il serpente, muovendo piano piano le sue belle spirali a squamme di smeriglio, rispondeva con quella voce modulata che riesce tanto bene a persuadere le donne:

—Fate com'io dico, signorina Eva. Questa sera, verso il tramonto, quando il coraggioso Adamo tornerà con gli ómeri a sangue per le spine dei rovi e carchi di bestie uccise, voi levatevi piano piano, facendo muovere il vostro sottile corpo, ed abbiate, vi prego, nella treccia un bel fiore scarlatto, e ditegli con la voce più soave della vostra gentile favella:—«Signore mio, come siete questa sera pieno di polvere! Venite presso me, inginocchiátevi, ch'io possa con un fascio d'erba intrisa nel ruscello rinfrescarvi dalla fatica della caccia e spegnere l'arsura che vi diede il sole.» Adamo s'inginocchierà. E gli farete sentire, nel dargli questo buon refrigerio, leggermente, contro il petto villoso, le cocche dure dei vostri seni, e passerete le dita, leggermente, fra i suoi capelli ispidi, e vi attorciglierete a lui piano [pg!150] piano, come il tralcio s'inerpica sul tronco, e di tutta voi gli darete, leggermente, il peso e la fragranza da sentire, finchè vedrete i suoi occhi ardere, la sua fronte accendersi di rossore; poi gli direte:—«Signore mio, levatevi...» E andrete via, su l'erba, senza volgervi, camminando piano.

La signorina Eva súbito corse in cerca del fiore scarlatto. Lo trovò, tornò, e il saggio serpente le disse:

—Ora, signorina Eva, nei capelli avete messo un fiore. Questo fiore vi sta molto bene. Vi rende più leggera e più alta. Siete bella ora come non foste mai. E vi prego di ricordarvi che la donna deve sempre avere su la sua nudità per lo meno un fiore. Ma io vi dirò, signorina Eva, che dovrete poi attendere l'ora delle stelle. Nel colore azzurro della notte meglio si prova il fuoco della tentazione.