—La tentazione?—mormorò la fanciulla.—Cosa è mai questa parola che io non conosco?

—Ebbene,—le rispose il serpente,—io vi dirò ch'essa è la vostra forza ed è come il profumo della primavera. Dunque, all'ora delle stelle, voi dolcemente vi coricherete presso il grande uomo supino, metterete un piede fra le sue ginocchia e farete in guisa di respirare, dolcemente, vicino alla sua bocca. Poi gli direte:—«Signore mio, le foglie secche stridono e la terra è dura; ponete, vi prego, un braccio sotto la mia nuca, piegatelo, e fate ch'io m'addormenti appoggiata su di voi.» Se la capigliatura v'ingombrasse, buttátela contro la sua bocca. E state ferma; non parlate; chiudete gli occhi; lasciatevi così coprire dal tremore delle stelle.

—Oh, signor serpente,—mormorò la signorina Eva,—io provo già il bisogno di fare tutto quello che voi dite...

[pg!151] —Allora,—concluse il serpente—non importa ch'io vi dica di più.

E raccolte l'una su l'altra le sue belle spirali smerigliate, questo vecchio libertino preistorico pensò al diletto ch'egli avrebbe, la notte prossima, nello starli a vedere...

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Ma questa vecchia parabola—direbbe l'avvocato Claude,—appartiene alla letteratura provinciale. Nei paradisi del ventesimo secolo le donne di una certa sensibilità troverebbero mediocri ed inefficaci le astuzie del vecchio serpente. Queste leggere cose io medesimo pensavo, presso la coltre di Madlen, nella stanza ove ancora ondeggiavano i fumi del vino biondo, pesava l'irritazione di quella vita artificiale, di quella vita prestigiosa e logorante che si conduce presso le tavole da giuoco, negli alberghi di tutte le frontiere, tra le orchestre che ridono e trillano, mentre saltano i tappi delle bottiglie di Sciampagna, in quella vita ove tutto brucia, urla, splende, si consuma, e non v'è più amore, non v'è più dolore, ma solamente la gioia di vivere, che diventa ogni giorno più inafferrabile, ove i piccoli pregiudizi, tanto gravi per l'anima dei borghesi, fan sorridere come storielle per i bimbi, e soltanto rimane ancor bello ciò che nasconde un più tremante brivido,—vita che lascerà in noi, dopo tanta fiamma, null'altro che un pugno di cenere...

E voi che sentite ne' miei libri cantare questa irritata crudeltà, fervere questo rogo micidiale, splendere questa povertà infinita, voi direte forse di me che il mio cuore ha camminato per nulla, e per nulla è passato [pg!152] fra gli uomini a ricercare il loro fuggente iddio, e per nulla fu rosso come l'estate, per nulla consumò sè stesso nel rogo della sua folle inquietudine.

Direte allora di me quel ch'io penso d'ogni cosa nel mondo, e troverete il senso della vita in questo freddo e morto peso ch'è la fine di tutte le vicende, la conclusione di tutti i pensieri, la storia di tutte le anime, quel nulla, che ogni cosa riduce lentamente in un pugno di cenere.