[259]. Schiaparelli L. I diplomi di Berengario I. Roma, 1903, n. 14 pag. 48-49 a. 896.
[260]. Cfr. Brunetti F. Codice Diplomatico Toscano I. 2. Firenze 1838, n. 70 a. 806. pag. 70. v. 7. 21. 24. 31 e 14. Per mettere in maggior rilievo la differenza fra infra e intus non è fuor di luogo osservare che si tratta di un placito.
[261]. Diploma di Ottone III. ai canonici di Parma dell'anno 996. — Mon. Germ. Hist. Diplomat. II. 2. Die Urkunden Otto des III, n. 210, pag. 622 — in cui sono ricordate le mansiones INFRA civitatem Bononiam insieme con quelle in SUBURBANO TERRITORIO Ferrarie e con le SUBURBANAS TERRAS di Parma.
[262]. Ughelli2. loc. cit. VIII. col. 51: monasterium Salvatoris infra civitatem Beneventanam. — ibid. col. 92: monasterium S. Modesti intus hanc novam civitatem Beneventanam e passim.
E non è soltanto nei documenti concernenti le città che intra ha questo significato.
Nel diploma dell'arcivescovo di Milano Todone del febbraio 866 a favore del monastero di Sant'Ambrogio, fra le altre concessioni c'è quella di INTRA ecclesiam Sanctorum Vitalis et Agricolae, in honore sanctorum Petri et Pauli ecclesiam infirmorum construere.
Il Puricelli (Ambrosianae basilicae Monumenta. Milano, 1645, numero 115, pag. 201) presso intra apre una parentesi dicendo: «non intra sed iuxta legendum est.»
Che nel documento sia stato scritto intra è certo, perchè se fosse stato possibile il menomo dubbio di lettura, il Puricelli non avrebbe esitato a indicarlo: d'altra parte è egualmente sicuro, per le notizie che il Puricelli stesso dà, che la chiesa di S. Pietro e Paolo era presso e non dentro la chiesa di S. Vitale e Agricola. A me sembra si possa ragionevolmente supporre che ci si trovi dinanzi ad una deviazione, non irrilevante, dell'antico significato romano di infra.
A Lodi un documento del 9 luglio 931 (Vignati C. Laus Pompeia in «Bibl. Hist. Ital. cura et studio societatis langobardicae» Milano, 1879, II. n. 10 pag. 16) contiene la permuta di una terra IN civitate Laude prope ecclesia S. Stephani con un'altra terra INTRA civitatem Laude prope porta mediolanense. La differenza di indicazione di un terreno che sappiamo di sicuro essere stato entro la città (cfr. Id. ibid. pag. LVII) con quella del secondo induce a credere che quest'ultimo fosse fuori delle mura.
Anche l'Editto langobardo (Roth. 340) usa l'avverbio infra. Se qualcuno, inforcato il cavallo di un'altro, cavalcherà INFRA viciniam idest PROPE ipsum vicum, pagherà due soldi di pena; si in antea, cioè fuori del territorio vicinale, in actogild reddat. Dunque infra indica lo spazio situato fra il vico, al centro, e i confini, alla periferia.