[263]. Cfr. pag. 16 e segg.
[264]. La critica ormai ha pacificamente ammessa l'origine comune e lo svolgimento molto somigliante del notariato dell'Italia langobarda e dell'Italia romanico-bizantina (Mayer E. Ital. Verfassungsg. I. pag. 114 e segg.) e con altrettanta concordia è ammessa, col Brunner, la diretta derivazione del documento medioevale da quello romano; ed è del pari innegabile che i singoli e specifici rilievi del Muratori (Antiq. Ital. diss. VIII. to. I. col. 426), del Lupi (Codex Diplomaticus Bergomensis. Bergomi 1799 to. II. animadv. XLIV col. 494), dell'Handloike (Die lombardischen Städte unter die Herrschaft der Bischöfe, und die Entstehung der Communen, Berlin. 1883 pag. 111), dello Schupfer (Il diritto privato dei popoli germanici etc. II. Città di Castello, 1909 pag. 51 e segg.) danno modo di affermare con sicurezza che i notai medioevali, pur nel loro barbaro latino, si attennero con cura scrupolosa all'uso di termini tecnici e precisi. Ma è altrettanto indiscutibile la grande varietà degli atti di uno stesso tipo, derivante, secondo me, da cause che risalgono a ben remota antichità: varietà che si è cominciato appena ora a mettere in luce da recenti e buoni studi diplomatici.
[265]. Il Nissen (Templum und Institum e Pompeianische Studien zur Städtekunde des Alterthums. Leipzig. 1877) ha messo opportunamente in luce l'importanza di Pompei come tipo delle città italiche che erano regolari, contrariamente alle antiche città greche.
[266]. D'Achery L. e Mabillon I. Acta Sanctorum ordinis S. Benedicti, Venezia, Coletti-Bettinelli, 1733, vol. II. p 330.
[267]. Iaffè. Reg. Pontif., a. 768-772, n. 2389.
[268]. Mansi. Conciliorum amplissima collectio, vol. XIII. col. 1006, cap. XLI. e Hludowici II, Synodus Ticinensis a. 850. c. b. ed. Pertz. in «Mon. Germ. Hist.» III. pag. 397.
[269]. Id. Ibid., col. 1008.
[270]. Id. Ibid., vol. XIV, col. 931-2; e Pertz, loc. cit.
[271]. Ordo romanus, c. 6. Ad maiorem missam debent esse sex suburbani, diaconi septem etc. in Martène. De antiqua disciplina Eccles. in Div. off., pag. 504.
[272]. Ughelli. loc cit., vol. V, col. 728, a. 921. Nell'a. 921, Raterio, vescovo di Verona, col suo testamento dispose fra l'altro «ut advenientibus omnibus kalendis in curriculis totius anni pascant pauperes duodecim pro anima domini Berengarii senioris mei Domini amabilis imperatoris, et cum de hoc seculo evolaverit omni anno die anniversaria pascant pro anima eius pauperes trecentos et sacerdotes sanctae ipsius ecclesiae cardinis omnes..... (lacuna nel testo) seu et SUBURBANOS omnes ita ut in tribus diebus ante eius annualem et tribus omnes generaliter sacerdotes DE INTUS ET DE FORIS omni die missas cantent et Domino preces offerant pro eius anima». Ughelli-Coleti. loc. cit., V, col. 728.