[273]. Bolla di Alessandro II dell'a. 1061; al monastero di Senatore di Pavia in suburbio ticinensi ecclesiam S. Georgii et S. Pancratii, in Muratori. Antiq. Ital., Diss. LXX.
[274]. Diploma di Ottone III ai canonici di Parma dell'a. 996 in nota 5 pag. 88.
[275]. Mayer, loc. cit., pag. 434, nota 9.
[276]. Cfr. Diploma di Enrico IV del 26 maggio 1111 confermante quelli dei precedenti re ed imperatori. Affò I. Storia di Parma, I, pag. 343.
[277]. Mayer, loc. cit., pag. 434, nota 9.
[278]. Mansi, loc. cit. vol. XIV, col. 791. Il vescovo concede un massaro di nome Gisulfo insieme con tutte le cose che «per ipsum reguntur in suburbano vico episcoporum». La concessione fu confermata dal metropolita milanese Angelberto nel sinodo provinciale. Ibid. col. 792-93.
[279]. Synodus romana in causa Formosi pp. c. 8. e Massa ha anche un altro e ben diverso significato: indica un complesso organico di beni nell'amministrazione della Chiesa. Un bellissimo esempio ci è offerto dal Liber diurnus, ed. Sickel. Vienna, 1889, VI, 5 e XL, in cui si parla del presbyter preposto alla chiesa di una massa. Gregorio M. Epist. VI, 18-X, 28-X, 52 e dal diploma di Federigo I del 1177 al monastero di Pomposa. (Muratori, Ant. Ital. Diss. XLVII). Sulle massae d'Arno, di Bagno e Trabaria ha pubblicato uno studio P. Fabre nell'«Arch. della Soc. Rom. di Stor. Patr.» vol. XVII a. 1894.
[280]. D'Achery-Mabillon. loc. cit, vol. I. pag. 351 e Delisle in Orderici Vitalis historia eccles. 1885 pag. LXXIX-LXXXIV.
[281]. Cfr. Capitulare mantuanum primum mere ecclesiasticum a. 787. c. 11 (ed. Boretius in «Mon. Germ. Hist.» Capit. Reg. Franc. I. 1. n. 92, pag. 195). La data, però, non è esatta: il Patetta (Sull'introduzione in Italia della collezione di Ansegiso e sulla data del cosidetto capitulare mantuanum duplex attribuito all'anno 787 in «Atti della R. Accad. di Torino» 1890, vol. XXV, pag. 883-85) ha dimostrato che invece è da ascriversi all'anno 813.
[282]. Lupi. De Parrochiis pag. 253. E il Concilio di Reggio o Pavia dell'a. 850 stabilisce (cap. XIII) sicut episcopus matrici preest, ita singulis plebibus archipresbiteros praeesse volumus. Mansi, loc. cit. vol. XIV, col. 935.