Costituirono, dunque, una peculiarità della pieve cittadina.
Anche a Vercelli si trovano chiese cardinali, ma non in tutte le città furon chiamate con lo stesso nome[529]: a Lucca, dove la chiesa matrice della città è detta sedes[530], furon dette sedales[531], a Verona semplicemente tituli e titularii gli officianti[532]; del nome che ebbero in altre città, se pur l'ebbero, non ci rimangon documenti che ci dieno notizia, mentre ci offrono elementi sufficienti per individuarle[533].
Queste chiese si distinsero da tutte le altre perchè tennero ad un tempo della pieve e della cappella. Nei giorni feriali vi si celebrarono da appositi ecclesiastici le messe piane e le altre orazioni minori con la partecipazione del popolo[534] mentre fino ad allora questo non era lecito che nella cattedrale e dal clero di essa. E si iniziò così un'ampia trasformazione che introdusse nella costituzione della chiesa la parrocchia a tipo moderno, priva del fonte battesimale e delle maggiori prerogative delle antiche chiese matrici, e che dette alla città quelle cappelle che formarono tanta parte della sua ossatura nell'epoca comunale.
Cominciarono a formarsi sul finire del secolo ottavo, come è dimostrato dal documento del 789, che se ne può considerare come il primo esempio perchè S. Ambrogio fu il santo più venerato di Milano[535] e Milano fu sempre e in ogni campo la prima fra tutte le città del territorio lombardo-tosco; e già agli albori del successivo erano largamente diffuse.
Esse ebbero anche altre peculiarità, ma di queste sarà opportuno parlare dopo avere almeno accennato alcuni altri elementi generali della pieve.
Il clero nei primi tempi della Chiesa riconosciuta viveva intorno al suo antistite, in qualche raro caso — e mai per lungo tempo[536] — riunito insieme nel modo in cui vissero più tardi i canonici[537], in generale con un sistema di vita meno rigidamente regolato; e lo assisteva nelle cerimonie del culto e nell'amministrazione dei sacramenti, recandosi per tal fine quà e là per la diocesi, secondo il bisogno, finchè, stabilite le pievi nei capoluoghi dei singoli pagi, fu in gran parte assegnato in modo fisso a ciascuna di esse ed intorno al vescovo ne rimase solo un esiguo numero.
Anche in questo la Chiesa fu fedele al suo sistema ed al suo programma di assimilare l'ordinamento civile romano. La città aveva i suoi magistrati, il suo ordo: la chiesa della città ebbe il clero disposto ad immagine di essa[538] e chiamato con lo stesso nome di ordo[539] che continua ininterrotto nel medio evo ed origina il termine di ordinarii, ordinarii cardinales[540]. E come il regime municipale ebbe per pernio la città e fu caratterizzato da un sistema urbano accentratissimo[541], così la città fu la cellula anche del nuovo organismo ecclesiastico ed in questo pure emerse una tendenza accentratrice che sopravvisse dovunque all'organizzazione civile romana[542] ed in qualche caso si mantenne inalterata per parecchi secoli. Il principio, per esempio, che per esser eletto a capo di una chiesa bisognava avervi percorso tutti i gradi fino dall'inizio[543], lo si trova in pieno vigore a Milano nel secolo decimosecondo[544] quantunque le condizioni fossero profondamente diverse, essendosi formata una nuova classe di ecclesiastici cittadini.
Originariamente, infatti, il clero cittadino era formato esclusivamente dagli ecclesiastici che officiavano la cattedrale. Quelli a cui era affidata la custodia delle cappelle e degli oratori, onde, appunto, il loro nome di custodes, e che erano, di solito, dei semplici chierici, quantunque qualche volta potessero essere anche preti e diaconi e magari occupare una posizione sociale elevata[545], non potevano compiere presso la loro chiesa, come già si è detto, alcun ufficio liturgico.
Più tardi, creati i decumani[546] per togliere agli ordinarii il carico del ministerio quotidiano presso altre chiese della città; questi risiedettero presso la propria chiesa ed ebbero una competenza rituale proporzionata al carattere della chiesa di cui era loro affidata la speciale officiatura. E perciò, in quanto non appartenevano alla cattedrale non furono aggiunti al clero di essa; ma poichè le loro chiese si trovavano entro il perimetro della chiesa della città[547] e le loro facoltà di officiatura erano ben maggiori di quelle dei custodi degli oratorî privati; costituirono una classe intermedia che fu detta ordo minor per distinguerla dall'ordo major della cattedrale e dal reliquo clero della città[548].
Gli ordinarii cardinales comprendevano tre ordini: preti, diaconi e suddiaconi[549]; i decumani, in ragione delle loro attribuzioni, erano tutti preti[550] e, quantunque sparsi nelle varie chiese della città, costituirono anch'essi una congregazione, alla quale, a Milano, fino dal secolo nono è a capo un primicerio[551], che continua a risiedere nella stessa chiesa di cui è officiale[552] pure quando, qualche tempo dopo, non volendosi aumentare il numero degli ordinarii[553], furono istituiti dei decumani anche presso la cattedrale[554]: riprova non dubbia che l'origine loro è dovuta ad una spinta che muove dall'elemento laico che vive nella città e non dall'elemento ecclesiastico che fa capo alla pieve cittadina. L'arcivescovo Ariberto, fondando nel 1042 la loro canonica[555] li chiama peregrini appunto perchè di fronte agli ordinarii, che nella metropolitana erano a casa loro, i decumani stavano come ospiti e pellegrini tanto è vero che nel compiere le funzioni sacre stavano fuori del coro, che era la parte della chiesa riservata al clero officiante[556].