Allora a fulcro dell'organizzazione barbarica fu l'assemblea dei liberi, mentre germe della organizzazione indigena fu la riunione davanti alla chiesa; e poichè da prima lontane l'una dall'altra, in seguito si avvicinarono e più tardi, pur senza toccarsi e confondersi, si completarono a vicenda per sopperire ai bisogni della società e per formare un unico e nuovo organismo politico e giuridico, la costituzione italiana si presentò come il resultato di questo doppio processo di formazione storica.
Ed invero, l'umile riunione davanti alla chiesa, già elevatasi al tempo langobardo e sviluppatasi ancor più in seguito, produce l'assemblea generale, che origina il Comune: l'assemblea germanica, strumento principale di governo nei primissimi anni, perde rapidamente le sue funzioni politiche, si trasforma in un organismo giudiziario e, divenuto cittadino, prepara e fucina il diritto che occorre alle nuove esigenze, ai nuovi tempi e fonde armonicamente antiche consuetudini e nuovi sistemi, sicchè divenuti insufficienti gli uni e gli altri ricorre ai vecchi e non mai dimenticati testi romani e dai rudimenti delle istituzioni e dai casi pratici del Codice, assurge al sistema e riprende il Digesto. Ed è allora — quando il Comune drizza superbo il suo bel gonfalone e la voce solenne degli antichi giuristi viene riascoltata ed intesa — che l'antica costituzione d'Italia, non di Roma, ha la sua rinascita.
§ 13.
— La città italiana, Roma compresa, si è formata aggruppandosi con preordinato sviluppo intorno alla piazza formata dall'incrociarsi perpendicolare del cardus maximus col decumanus i quali si spingono fino ai confini del suburbio e formano così quattro zone entro la città ed altrettante nel suburbio, perfettamente corrispondenti e subordinate a quelle.
In virtù di tale sistema i componenti di ogni quartiere uniti dall'esercizio dei diritti d'uso collettivo dei boschi e dei pascoli e delle terre comuni, situate nella zona suburbana corrispondente al loro quartiere e stretti dal vincolo intimo della responsabilità collettiva del gruppo per il delitto di un singolo, provvedevano congruamente al sostentamento di tutto il centro urbano, evitando pericolosi antagonismi e cooperavano efficacemente al mantenimento della quiete interna; mentre ad ogni quartiere era assegnata in modo semplice ed equo la parte di mura e la porta da difendere come era determinato il concorso che doveva ricevere dai suburbani.
Con lo sciogliersi della città dai primi e rudimentali viluppi ed il progressivo affinarsi della sua costituzione fino a raggiungere il fulgido organismo del municipio in pieno fiorire, nei nuovi organi si trasmuta la primitiva struttura, sempre attestata tuttavia in modo più formale che reale, da fugaci accenni delle fonti.
Ma quella indigena struttura tornò in prima linea quando la rovina economica, sociale e politica e l'imperversare delle invasioni riportarono le città italiane alle condizioni terribili della lotta primitiva per l'esistenza[744].
Allora queste divisioni, che rispondevano a bisogni sentiti da qualsiasi convivenza — sostentamento, quiete interna, difesa contro l'esterno — furono da prima tollerate e poscia accolte dai Langobardi i quali fissatisi in Italia con un brusco distacco dallo stadio nomade in cui erano fino ad allora vissuti, impossibilitati così per incapacità propria come per insuperabile resistenza dell'ambiente a crearsi una costituzione improntata alla loro stirpe, furono attratti da quella rudimentale a cui era ridiscesa l'Italia.
Fu anche qui l'antica ossatura italiana che affiorò, mentre la grande Roma dell'evo antico moriva e che fornì lo scheletro alla nuova costituzione, la quale non poteva averlo dai Langobardi, nomadi e senza coesione, nè poteva riceverlo dal mondo romano, poichè la rovina di questo non consentiva più qualsiasi azione energica.
Le prime fonti medioevali, continuando più antica abitudine, indicano il quartiere col nome della porta[745] a cui mette capo; e questo nome talvolta era determinato da ragioni topografiche e locali; come la porta romana di numerose città, la porta vercellina di Milano etc. e non di rado — specialmente in seguito — fu quello di un santo[746].