Questi quartieri, però, erano strettamente uniti nella città che li comprendeva e li completava e come non ebbero personalità giuridica distinta da quella della città nel tempo romano[754]; così non ne ruppero la compagine nemmeno nell'epoca successiva, sebbene sieno giunti ad avere una fisonomia propria molto accentuata[755].

I vicini dei singoli quartieri avevano tutti eguali facoltà rispetto alla porzione dei beni comuni assegnata al loro quartiere: ma le maggiori facoltà dispositive riguardo a tali beni erano loro sottratte e demandate al gruppo intiero di tutti i vicini della città; e la città tutta intiera rispondeva solidalmente, come si è veduto, se la suprema autorità non imponeva altrimenti, degli oneri imposti ad una sua parte.

La compagine della città non fu allentata nemmeno in seguito quando sulle antiche divisioni per quartiere se ne andarono sovrapponendo altre di varia natura. Fra queste, per l'importanza acquistata in seguito, meritano di essere ricordate per le prime quelle che traevano origine dal formarsi entro l'ambito urbano di nuovi centri di vita, di azione e di interessi, che si popolarizzavano intorno a quelle chiese cardinali, di cui già ci siamo occupati, e che, moltiplicandosi rapidamente, giunsero a costituire in un'epoca più tarda il sistema predominante di divisione del suolo intramurano.

Nè valse a diminuire la coesione del centro urbano un altro elemento di cui pur si sarebbe potuto credere assai potente l'azione disgregativa.

In ogni città c'era una curtis regia[756] la quale era il centro dell'amministrazione pubblica, a cui convergevano le prestazioni civiche e le finanze; e questa curtis era di solito a capo del vasto conglomerato di terre che costituivano la dotazione della corona e che non di rado si trovavano accanto ai fondi assegnati all'autorità pubblica preposta in modo speciale alla città, onde costituivano anch'essi un complesso imponente di beni che avevano uno sbocco entro la città attraverso alla cella.

Quantunque normalmente, quando era consentito dalle condizioni del luogo la corte regia si sia installata entro l'arce che non infrequentemente si trovava nell'interno delle antiche città italiane[757] emergendo anche materialmente di fronte al resto della città; e quantunque questo castello attraverso le donazioni dei fiacchi discendenti di Carlo Magno sia passato in mani più energiche, pur tuttavia queste curtes non hanno agito in modo sensibile nella costituzione cittadina nemmeno nei rapporti esterni delle divisioni territoriali.

Almeno io non ne ho trovato traccia alcuna.

E dal momento che non ha influito la curtis più potente e maggiormente fornita di facoltà di natura pubblica oltre che privata, corre appena l'obbligo di accennare che nessuna azione han potuto esercitare le altre curtes private di cui serbano ricordo i documenti[758].

CONCLUSIONE

La costituzione della nostra Italia, fino dai tempi più antichi ai quali si può risalire, fu una costituzione di città, ed i vari gruppi etnici furono leghe di città.