— Si capisce. Tutti gli anni c'è la burrasca del giorno dei morti. Non ne abbiamo due oggi? Embè? Guarda là...

Indica una finestra, mi scruta con commiserazione quasi irritata, e prosegue:

— ... e alla burrasca del due di novembre, a bordo della «Marietta bella», fui richiesto dell'opera mia. Tutto andò bene. Però la bora ci costrinse a buttarci verso la costa dalmata e prendemmo ridosso a Fiume. Pesce non ne avevamo, perchè al largo il mare furioso ci aveva impedito di gettar le reti, e poi perchè nella zona di calma vicina a terra, la gettata non diede che ossa di morto...

— Che?

— Auff! Sì. Ossa di morto. Nu lu saie, patrò? Quando si pesca nella notte dei morti, non si trovano che coccie (teschi) e ossa...

— Amen! Sta bene.

— ... Avevamo dunque ben poco da fare a Fiume; ed io con le cinquanta lire guadagnate per il taglio dello Scïò, me ne andai a terra per disperdere alcune immagini nere che mi giravano in testa. Orribili immagini! — dice come parlando a sè stesso — perchè...

Ma uno di quegli improvvisi silenzi dei vecchi nei quali pare spegnersi per sincope la loro volontà e che un brontolio incomprensibile conclude, gli torce le noccute mani e non ci spiega questo perchè.

E per la terza volta l'uomo — il resto d'uomo — chiede forza al vino.

Io non so più se abbia maggiore interesse per me la narrazione o il narratore stesso. I pensieri dei giovani sono brevi, sinceri e massicci: quelli dei vecchi, lunghi, complicati e minuti. L'anima di chi troppo ha vissuto è rimasta forata da gallerie tortuose, franate qua e là e nelle quali la luce non può più penetrare.