Peuh... peuh! Xe una roba de niente. Se trata de calarse a veder lo scafo d'un sommergibile taljan che xe andà in malora sule mine stamatina, salo?

— Italiano?... — La parola venne ripetuta arrochita dalle sue labbra, come pervasa da veleno sprizzato su dall'anima per improvviso squarcio. Con un gesto meccanico delle dita egli strinse i lembi del suo camiciotto bianco, ripetendo ancora a voce più bassa, intercalata da pause, «italiano... italiano...», mentre chinava a poco a poco la testa come meditando.

Ma improvvisamente la rialzò e rallentò la stretta delle dita. I suoi occhi cupi si spalancarono, divennero tersi, fissarono dritti nelle iridi colui che gli aveva parlato e che lo stava ora contemplando con uno sguardo obliquo da volpe, sostenuto da un ghigno delle labbra: e, illuminati tutti da una indescrivibile espressione latina fatta di sodo buon senso e di logica ironia, divennero quasi sorridenti. Un punto: una cosa impercettibile nelle pupille, ma di una formidabile eloquenza.

— Se lei è così sicuro che il sommergibile sia italiano, che bisogno ha della verifica del palombaro?

I tre ersero il busto dalle rispettive sedie come per respingere sdegnosamente un'inaudita impertinenza.

Gavemo qua — riprese il tenente di vascello, con un sorriso contorto — un certo carcer duro che xe fato aposta per insegnar un pocheto de rispeto ai lazzaroni italiani...

Qualche secondo di silenzio e di pallore: poi col semplice sporgere del labbro inferiore:

— Vigliacco! — gli rispose evidentissimamente il marinaio senza emettere alcun suono.

E immediatamente usò un'altra arma che in questo momento gli apparve ancora più acuta dell'insulto: la gioia.

— Ho capito — esclamò, mostrando la fila candida dei denti sotto i baffi neri. Vado subito dove lei mi comanda. Cinquanta metri? Vedremo... Farò quello che potrò. Non garantisco, naturalmente, il successo perchè da quelle profondità lì si può anche non tornare vivi...