Certo! — l'interruppe l'ufficiale con un'indifferenza fatta di intenzioni. — Ma l'importante xe de rivar zò e de comunicar subito subito col telefono subacqueo quello che se potrà veder. Del resto sarem là anche noialtri, salo?

Un indice a mezz'aria: il congedo.

Fuori della porta, la ripresa di possesso della sentinella in attesa del suo uomo. Poi la risonanza decrescente di due passi lungo il corridoio.

E subito dopo la fanfara burocratica dei campanelli elettrici e delle chiamate telefoniche intonava un coro squillante, propagato per tutta la piazzaforte come un flusso lieto e rasserenante: il palombaro era trovato... andava... ogni ufficio gioiva...

V.

La zattera era stata rimorchiata da un cacciatorpediniere sul punto dell'esplosione, là dove lenta pullulava la nafta dalla mortale ferita della nave inabissata. Il mare appariva coperto come da un nero lenzuolo ed era qua e là cosparso di tronconi, rottami e cose biancastre irriconoscibili, portati su da una sorgente macabra sprizzata dal fondo e che pareva non esaurirsi mai.

Lo scenario delle isole stringeva intorno il panorama dandogli l'aspetto di lago; e alcuni scogli, netti sul verde dei monti, si ergevano qua e là come vele nere dal profilo bizzarro, prolungate in acqua dal loro riflesso.

E da balze, da creste e declivi vigilanti giorno e notte il mare, come dai gradini di un anfiteatro vastissimo, mille osservatori invisibili puntavano i loro potenti cannocchiali sul centro della scena, dove un piccolo gruppo di attori si disponeva alla rappresentazione del dramma.

Pochi attori: i tre ufficiali di marina che avevano poco prima, a terra, interrogato il palombaro italiano: un medico, pure di marina, nativo di Trieste, scelto per il suo italiano purissimo e perchè era bene che nulla sfuggisse di quanto sarebbe stato detto dal fondo del mare ed ogni domanda risultasse precisa; un sott'ufficiale e qualche marinaio addetti al servizio della pompa ed al maneggio del cavo di guida e del conduttore del telefono altisonante, che avrebbe ripetuto forte, con la sua strana voce di ventriloquo, ogni parola del palombaro; e questi stesso, assistito da un suo compagno di prigionìa, che aveva chiesto ed ottenuto di accompagnarlo.

Egli era già vestito da mostro col collare metallico a posto. I suoi piedi elefantiaci, appoggiati col piombo sui gradini di una scaletta sospesa al fianco della zattera, già sparivano in acqua: ed egli, col busto piegato in avanti, aspettava che gli avvitassero l'elmo troncandogli il respiro dell'aria libera, che tutti gli esseri viventi respirano.