Tra noi marinai non usa farsi tante domande. Viviamo tutti nello stesso modo. Oggi si è qua, domani là... Ci è indifferente dove si sia e dove si vada. E poi questo sconosciuto si mostrava così amabile con me da rendere inopportuna ogni diffidenza. Mi offrì sigari e slivovitz senza voler accettare nulla da me, cosa che però m'annoiava, tanto più che col mio biglietto in tasca mi sentivo ricco.

Verso sera, stanchi, andammo a pranzare insieme. Bevemmo molto: e quando si trattò di pagare:

— Sta a me — dissi io.

— Niente affatto. — mi rispose. — Devo pagare io.

— Credi forse che io non abbia denari? Guarda qua. — E misi sul tavolo le cinquanta lire.

Già sapevo che tu le avevi. Riprendile: rimettile in tasca.

— Tu devi essere ubbriaco. Come lo sapevi?

State a sentire che cosa mi rispose. Mi rispose così:

— Marinaio: io passai nel vento ieri vicino alla tua paranza e ti vidi col coltello in mano. Io udii le parole tue e ricevetti io il primo colpo che vibrasti... Ero nello Scïò, MORTO TRA MIGLIAIA DI MORTI. Tu mi colpisti qui in quest'occhio: guarda: questa è ferita tua. Non l'avrei ricevuta se tu avessi dette esattamente le parole che «offendono Iddio»; ma non fa niente: bene o male hai distrutto lo Scïò che mi trascinava da anni. Ora sono anima libera e il vento non mi piglia più. Chiedi alla tua Madonna di Loreto che ti protegga. Addio.

E vicino al suo posto, ad un tratto, vuoto, rimasero dieci lire.