Venne il cameriere: un biondo con gli occhi chiari, viso largo e i baffi all'ingiù.

— Paga lui? — chiese. — Devo dargli il resto. Dov'è andato?

Che dovevo rispondere?

— In Paradiso — gli dissi.

Sbagliai. «All'inferno!» dovevo dire. Io avevo mangiato e bevuto col demonio. Ero dannato.

L'uomo biondo si mise a ridere e mi chiamò ubbriacone. — Canaglia! — gli dissi io. — Canaglie siete voialtri marinai «dell'altra riva!» — mi ribattè lui. — Ah, per l'anima di tutti i Sambenedettesi che s'è pigliati il mare, tò, eccoti un regalo dell'altra riva! — urlai: ed afferrata pel collo la bottiglia dell'acqua che era piena, gliela spezzai in testa. Prima spalancò gli occhi, poi li richiuse a poco a poco, aprì la bocca, mi chiamò assassino e cadde.

Venne gente: tirai pugni, mi feci largo, fuggii...: la notte e il diavolo mi aiutarono...; giunsi a bordo salvo e il padrone della «Marietta bella» che era un buon uomo, salpò. C'era ancora la «bora», ma soffiava in poppa e la mattina dopo la paranza era qua.

— Ma, e lo uccidesti? — gli chiede concitatamente il mio amico.

— Si capisce! — esclama il vecchio con quell'intonazione che si dà nel rispondere ad una inutile domanda dei bambini.

— Come lo sapesti?