L'uomo s'interrompe di nuovo e piega la testa sul petto, respirando forte: si ode il sibilo dell'aria che si apre il varco nei suoi bronchi aridi. E, come per improvviso sonno, chiude gli occhi mentre le sue labbra s'agitano senza suono quasi per bassa preghiera. Finalmente con una voce lontana e triste come quella che i cattivi sogni prestano alle visioni d'incubo:
— Oh bella! Come l'ho saputo! — dice senza riaprir gli occhi e rialzar il capo. — Tutta la mia vita ho lottato con lui... Il suo posto negli Scïò era in basso, vicino all'acqua: sempre lì stava: ed il suo viso tondo e gialliccio aveva gli occhi spalancati come quando io gli tirai... e risaltava su quello di tutti gli altri morti come una luna gialla tra lune d'argento. Egli veniva nel vento, dritto verso di me: sempre: e ghignando alzava le braccia per indicarmi sul cranio una chiazza sanguinosa da cui uscivano fiocchi bianchi di cervello. Io dovevo far presto a tagliare nello Scïò col coltello, se no seguiva una cosa strabiliante; lui si metteva a parlare ed io dovevo rimanere come incatenato ad ascoltarlo, senza forza per pronunziare le parole che offendono Iddio e fanno crollare le colonne di morti.
Una notte di tempesta, venne tenendo un bambino pallidissimo nelle braccia e mi urlò che glielo avevo ucciso io. Malato, rimasto senza padre e solo al mondo, nessuno aveva potuto comprare a questo bambino le medicine di cui aveva bisogno... E da allora vennero sempre insieme. Il piccolo teneva la testa sul petto del grande e turbinavano tutti e due presto presto, disegnando spirali luminose come quelle che si vedono nei fuochi d'artificio: una larga ed una stretta, ma di colore diverso ed impossibili ad esser fissate.
E sì! Avevano un bel turbinare, gridare, minacciare: io li respinsi sempre, vinsi sempre...
Isè la Botta rialza il capo, riapre gli occhi, beve ancora.
— Stu vi iecche iè bbune prassà (questo vino è molto buono) — dice, mentre si riaccascia nella sua posizione di sonno.
E quasi balbettando, con la sua voce che dà i brividi, prosegue:
— Una volta sola non arrivai a tempo perchè ero troppo stanco e dormivo sotto il ponte. Allora si presero la vela, spezzarono l'antenna e quando corsi su, me ne buttarono un troncone nella schiena. Ma benchè ferito potei ancora ricacciarli indietro e rider loro in faccia.
— Ridi, ridi pure! — mi gridò il morto volando via. — E vivi! Devi vivere una lunga vita infernale! Dovrai sempre tremare: ci vedrai sempre, in ogni nuvola e in ogni sogno; voleremo nelle pallide albe e nei rossi tramonti; dovunque qualche cosa scintilli rivedrai i miei occhi dilatati; ogni cosa purpurea sarà sangue mio; il vento avrà la mia voce, la luna il mio viso, la pioggia le mie lagrime; ed il rumore del tuo passo farà rinascere dal suolo la mia perenne maledizione. Vivi! ti prenderemo quando sarai tanto vecchio da non ricordar più le parole del diavolo.
— Ah! — sogghigna Isè senza riaprire gli occhi. — S'era dimenticato due cose: il vino e la Madonna di Loreto. Nel vino non ho mai visto niente, e andando ogni settembre in pellegrinaggio alla Santa Casa, ho avuto molti anni di tranquillità. Rosciole (triglie), mugelli (cefali), seccie (seppie), storiò (storioni) e merluzzi mi hanno fatto festa attorno. Voialtri dicevate, eh Antò? eh Giuà? (Giovanni) che me li mandava il demonio... Non è vero: perchè anche dopo le dodici messe privilegiate che ho fatte dire a Loreto, il pesce è venuto lo stesso. Dunque non è vero.