— «Redan» vuol dire spigolo: spigolo inferiore... quello che si sfonda sempre quando si piastrella troppo...
— Ah! si sfonda sempre... E allora?
— Allora? — ripete come sorpreso dalla mia corta antiveggenza. — Allora non si «flotta» più e... — E senza finir la frase fa un gesto con l'indice in giù verso uno sprofondamento immaginario. — Auff! che caldo! — aggiunge sganciandosi il pesante cappotto di cuoio impellicciato; e nell'aprirselo sul davanti appariscono sul suo petto due nastri azzurri di medaglie al valore.
— Dunque — riprende — si va giù. L'altro giorno, vede, volavo su Parenzo insieme a molti altri apparecchi, secondo della fila. Ci tenevamo bassi di quota perchè gli Austriaci ci tiravano addosso un diluvio di cannonate ma malissimo e ci facevano proprio ridere. Però il mio apparecchio correva troppo sicchè ero obbligato a far giri continui, stando attendo a non «avvitarmi».
— Cioè?
— Sì: così... — E col dito descrive una specie di spirale conica col vertice in basso. — Intanto, con le granate fumigene, dopo due o tre salve gli austriaci ci avevano aggiustato il tiro sopra, e tutti gli altri salirono di quota, mentre io restavo basso, avanti a tutti e isolato, perchè quando si gira non si può guadagnar quota. Allora tutte le artiglierie se la presero con me. Guardando in giù vedevo vampe di qua, vampe di là, dappertutto. Nel volo traversavo zone annerite dai gas delle esplosioni e che bisognava respirare. Lasciai andar giù una bomba: e stavo per lasciar la seconda, quando sentii come un colpo metallico che non ha niente del fragore della detonazione e che somiglia piuttosto a un forte tocco di campana. L'osservatore che aveva la testa sporta in fuori del «boat» e guardava il fumo della bomba sorgere laggiù dal bersaglio, la ritirò istintivamente come colpito da uno schiaffo d'aria. Uno shrapnel c'era scoppiato così vicino che per qualche minuto non sentimmo più nemmeno il rumore del motore. Eravamo a 2200 metri... Giù l'altra bomba... Lei sa che non arrivano mai...
— Che cosa?
— Le bombe.
— No: io non so che le bombe non arrivano mai.
— Bene — dice il monello considerandomi con una attenzione allarmata. — Le spiego io: quando si lancia una bomba, la si vede sfuggire subito all'indietro e uno si dà immediatamente della bestia e forse peggio; poi si vede andar giù, giù, impiegando un tempo enorme perchè pare che la terra le sfugga di sotto; e si proietta ben in rilievo sullo sfondo appiattito della città, come un chicco di caffè verdastro che scorra su un quadro di paesaggio messo orizzontalmente su un tavolo: ma non arriva mai; poi, ad un certo momento, sembra mettersi a correre presto presto nella stessa direzione dell'apparecchio, ma laggiù, sui tetti e sulle vie, finchè sparisce in una macchia che s'apre come un fiore nero sul bersaglio. Esplosione, niente; non si sente niente; e quando da questa macchia nera comincia a levarsi una colonna di fumo, si ha l'impressione di essere del tutto estranei all'avvenimento. Uno non c'entra per nulla. Mi spiego?