Il grado di considerazione accordata a un cane si riflette sull'uomo e lo classifica. Gli ambiziosi, gli egoisti, i malvagi, oltre i loro speciali caratteri, hanno per attributo comune e costante l'incomprensione del cane e lo ripudiano. Uno sguardo a un cane definisce una mentalità assai meglio che un discorso, perchè è sicuramente scevro di menzogna. Ora dalla maniera con la quale questi tre ragazzi festeggiano la snella bestiola che gratta loro le ginocchia, dalla premura con cui accondiscendono ai suoi desideri ossei, mugolati e sottolineati dall'implorazione gialla degli occhi, si comprende subito che il cane occupa un posto importante nella loro vita terrena. E specialmente questo: in modo particolare perchè...
— Perchè somiglia a Digdish — afferma uno dei due ultimi arrivati... — È un giovanotto alto, biondo anche lui, squadrato, dai piccoli occhi rintanati e roventi, la mascella volontaria, le labbra assottigliate da una stretta nervosa della bocca, e che nel complesso dei movimenti ricorda quei cuccioli di grossa razza, ancora mal torniti e poco elastici, che sembrano avere troppe membra e la carne mal distribuita. Ma ha tre medaglie al valore, l'uomo cucciolo: e le porta come se le avesse sempre avute dalla nascita.
— Digdish era più macchiato! — sentenzia il terzo, il «puer italicus»; «puer» repentinamente allungato da una macchina trattrice per fargli raggiungere la statura degli uomini, ma rimasto «puer» in tutto, anche nella voce timida e dolce e nel sorriso incorrotto con cui accompagna le parole.
Il monello primo arrivato conferma: — Digdish era più macchiato.
— E chi era Digdish? — azzardo io.
— Parla tu.
— No, tu.
— Racconta tu.
La forchetta del monello cade e una specie di sospiro ne accompagna la caduta.
— Chi era Digdish? Era il fox-terrier di Voujois, l'aviatore francese che fu abbattuto a Capo d'Istria dall'austriaco Bamfield, mentre volava proprio accanto al mio apparecchio — dice il monello col tono di voce che s'usa prendere in prima tecnica per recitare una faticosa lezione.