— Lei?
— Io? Non fumo — s'irrita l'uomo-cucciolo.
— Lei?
— Nemmeno io, grazie — sorride il «puer» pacatamente.
Ed ecco che la mia sigaretta sa di vergogna e dura troppo tempo.
— Fino a pochi giorni fa fumavo — riprende quest'ultimo con accento soave, mentre s'alliscia un ciuffo di capelli che la stretta del cappuccio gli ha incollato sulla fronte. — Ma dopo il tuffo della Gaiola mi è rimasto un po' di mal gola e ho dovuto... Ma voi due, vi prego, non ricominciate! — esclama ai suoi compagni che si son messi improvvisamente a ridere, con quell'irruenza di riso che il ricordo d'una buona storia provoca nei ragazzi. — Sa, ho dovuto smettere... E basta, per Bacco! finitela!
E sì: i due tentano di finirla, infatti: ma per lo sforzo lagrimano e mugolano.
— È che lei non può immaginare che cosa buffa sia stata questa storia della Gaiola! — dice il monello stentando a far seguire le parole. — Si figuri che mentre ritornavamo verso l'Italia, si mise una di quelle ventate improvvise che sono la dannazione dell'aviazione. Il primo a precipitar giù fu il nostro capo-squadriglia. Questo qua, che era n. 2 — ed accenna al «puer» — da ottimo subordinato, ne imita l'esempio, «cappotta» pure lui e giù. Io, che ero il terzo, «picchio» giù per vedere che cosa c'era da fare per ripescarli. L'apparecchio del capo-squadriglia stava abbastanza bene; nel «boat» c'era molt'acqua, ma «flottava». L'altro, quello di questo signore, stava molto peggio: aveva la sola coda fuori e le ali erano quasi sparite sott'acqua: e su quello che restava si vedeva un uomo aggrappato...
— Questo signore?
— No, lui: il pilota... Questo qui era sotto...