— ... alle prese coi fili e già mezzo annegato — dice con un placido sorriso «questo qui».

— Ed ecco — riprende il monello, frenando per quanto può la nuova risata che sta per erompergli dalla gola — che vidi ad un tratto sbucare dal mare un affare giallo che sbuffava come un tricheco...

— Questo signore?

— Proprio lui... e il pilota lo acchiappò, lo adagiò sul «boat», cominciò a slacciarlo, a strofinarlo...

— Mi credeva finito e mi chiamava coi più dolci nomi... — insinua il «puer italicus» tranquillamente, mentre accarezza il fox-terrier che gli chiede di saltargli sulle ginocchia.

— Non ho mai riso tanto da che volo, creda, — conclude il monello.

— E intanto io non posso più fumare — sospira il «puer» sollevando il cane.

L'uomo-cucciolo, che ha già ripresa la sua aria truce, sta considerando in silenzio gli sprazzi di topazio che un pallidissimo raggio di sole, refratto da una caraffa di Capri, irradia sulla tovaglia.

— E lei — gli chiedo — ha preso parte a diverse di queste spedizioni?

Bisogna certo interpretare come sì il suo piccolo ringhio di risposta.