— E dove?
— Sedici volte su Pola... tre su Parenzo... due su Cittanova... due su Trieste... una sulla Gaiola... una su Rovigno...
Per qualche istante nessun rumore rompe il mio silenzio sbalordito.
— Ho preso soltanto qualche giorno di riposo dopo un'incursione sui cantieri del Lloyd a Trieste perchè ritornai con l'apparecchio tutto bucato e col timone di profondità sconquassato — brontola a scatti l'uomo-cucciolo, continuando a fissare gli sprazzi di luce gialla.
— E come?
— Le mitragliatrici... Dopo fatta la festa all'hangar, ai depositi di legname e ai serbatoi della nafta, fummo attaccati da sette apparecchi austriaci...
— Bellissimo spettacolo! — postilla il monello.
— Roulier, l'aviatore francese che volava poco lontano da me, fu abbattuto ed ucciso insieme all'osservatore. Duclos, pilota di un altro apparecchio francese, dovette «picchiar» giù e «amarrare» perchè ebbe il serbatoio della benzina forato dai proiettili: e il suo osservatore morì affogato; ma lui e il suo apparecchio vennero salvati. Mi trovai solo e attaccai il più vicino degli apparecchi nemici andandogli incontro e sotto a cinquanta metri. Vedevo benissimo l'amico austriaco suonarmi l'organetto addosso, girando il manubrio della mitragliatrice presto presto. Anche gli altri sei, chi sopra, chi sotto, mi ruotavano attorno aggiungendosi all'orchestra... Eravamo a circa 3000 metri di quota. Laggiù fumavano i cantieri di Trieste incendiati, opera delle mie mani... — dice l'uomo-cucciolo, cambiando repentinamente il secco tono della sua voce per una vampata calda che gli si è sprigionata dentro ad un tratto e che ha fuso la sua freddezza apparente, mentre gli occhi gli si accendono di faville e la testa, levata fieramente in alto, trasfigurata, riproduce per un attimo la mossa di lassù, quando volava nello sciame della morte, avventandosi solo contro sette nemici.
— .... vedevo le colonne di fumo nero salire alte nel cielo e fondersi in una unica nuvola, densa come cortina d'uragano. La mia missione era compiuta e morire era niente. Sotto: sotto: sotto; sentivo ogni poco sobbalzare l'apparecchio come per una scudisciata invisibile: toccato da un proiettile, l'aeroplano rabbrividisce come un corpo. La cinghia della nostra mitragliatrice era già consumata a metà, quando, «maledetto il demonio!» l'arma traditrice chiuse le mascelle e non ci fu verso di farla mangiar più. Che cosa dovevo fare? Mi toccò a «picchiar» giù e via, via, verso il ritorno, inseguito per un poco, poi abbandonato, salvo, ma tutto bucato e pronto a precipitare giù se quel filo di solidità che era rimasto al timone orizzontale fosse venuto a rompersi...
Gli altri due colleghi gli battono le mani: io m'unisco a loro; Pick abbaia.