— Sì.

Ecco: due lettere. — E l'uomo le porge alla sua mano impaziente.

Riconosciute e rigirate, le due lettere sono oggetto di una lotta intima troppo evidente. Ecco la terra che ritorna con tutti i suoi legami umani, con i suoi mille artigli tesi verso ogni anima: ecco quella cosa che striscia alla superficie del mondo, la carta, la fissatrice di dolore, di gioia e di menzogna, che insegue l'uomo dovunque e spinge anche qui una sua branca... Di che? L'ansia che ora trasfigura il volto del ragazzo, dice che è di dolore: dice che il figlio dell'aria non vive abbastanza distaccato dalla terra e che i suoi tremila metri d'altezza non gli servono a spezzare le catene di sofferenza che avvinghiano l'uomo al basso, dov'è nato: checchè si dica, l'anima non ha altre ali che quelle che il cervello gli presta.

— Ma apra pure, — gli dico.

Obbedisce sveltamente: straccia, legge, si fissa.

— E mi dica — continuo rivolto verso l'uomo-cucciolo perchè il ragazzo non si senta osservato nella sua lettura. — Il cadavere di Roullier venne ricuperato?

Si ripete il brontolìo dell'uomo-cucciolo che significa che afferma.

— Ebbe solenni funerali a Venezia — interviene il «puer» tranquillamente. — La gondola funeraria solcò i principali canali e passò tra miriadi d'imbarcazioni accorse dai rii, dalle sacche e dalle darsene...

— Però, com'è difficile gettar fiori! — esclama il suo collega, col solito accento d'ira che il distacco dal silenzio pare dia sempre alla sua voce.

— Come sarebbe a dire?