Vanno.

La loro missione è terribile. Devono traversare un mare, poi sfidare decine di cannoni e far scorrere i loro chicchi verdastri sul quadro orizzontale d'una grande fortezza nemica. In tre ore il loro destino dovrà compiersi. La terra è ormai cosa che non li trattiene più e per recarsi ai loro apparecchi che già starnazzano impazienti e fissano coi cerchi tricolori degli occhi l'acqua avanti a loro, essi camminano con la testa rovesciata in alto scrutando il cielo.

Vanno, i tre aquilotti che han sostato da me. Il loro aspetto è ritornato da volo: lana e cuoio li ingoffano e del loro essere non apparisce più che lo spiraglio degli occhi dove s'è riformata subito l'anima che fissa la morte da smisurate altezze. Sono calmissimi, perchè cade in ogni agonia l'interesse per qualsiasi cosa, e non parlano quasi più perchè al momento dell'elevazione, quando l'ostia è lentamente protesa in alto, anche il sacerdote tace...

Che uno di questi sanguini al di dentro, e porti indosso il proprio cilicio non si vede: e quando i grossi occhiali da batrace si fissano al di sopra dei baveri rialzati, i tre aquilotti sono identici, assolutamente identici, trigemine creature d'ibridi accoppiamenti nell'aria, partoriti in nome della Patria. Chi è dei tre che accarezza il fox-terrier, che ci saltella intorno e ci accompagna? Quello che è leggermente più basso; il ragazzo dunque: e la sua carezza si prolunga come quelle carezze dei muti che mettono nell'indugio del gesto tutto ciò che la parola non può esprimere.

«... Perchè è aviatore...» Perchè la sua esistenza è cosa irrisoria, qualcuno oppone la gelida lama del senso pratico della vita al palpito caldo della sua anima, che s'abbandona in terra agli slanci e agli affetti di tutte le creature umane, secondo la legge universale degli uomini della terra.

Al cielo, lui! E il cielo è per la morte e per gli spiriti.

Ed ecco che egli sale goffamente al suo posto nel «boat», il fragile sostegno del suo corpo contro la grande caduta. Il turbinìo dell'elica pone nell'aria, dietro il suo capo, come una grande lente di ghiaccio opaco, aureola dei martiri del cielo: fremono le ali come per una malata agitazione dei muscoli e tutte le nervature di acciaio tintinnano. Gli occhi, quegli occhi tricolori dell'apparecchio, sembrano spalancarsi, troppo tersi e avidi di vertigine, esprimendo lo stupore di non sentirsi ancora nelle pupille l'urto frenetico del vento che li annebbierà tra poco. E di qua e di là oscillano lievemente su ganci le bombe grigie, come si destassero da un lungo letargo e nel fremito vitale di tutti gli organi riacquistassero subito la loro anima bieca, la loro parola sibilante, troncata dall'ultimo urlo dell'esplosione.

Un gesto, uno sbuffo, un balzo e l'acqua s'apre bianca, schiumeggiando negli occhi dell'apparecchio che sembra tendere ancora più le ali per avventarsi meglio. Al loro urto pare che l'aria si solidifichi e si disponga a piano inclinato per la salita al cielo. Su: cessa la schiuma; il distacco dalla terra è avvenuto: cade dolore e rimpianto e comincia la morte. Il sole accoglie questa nobile cosa che s'alza, che s'alza verso di lui, e la copre di scintille d'oro contro una nuvola grigia di nebbia in fuga.

Ora gli altri due apparecchi l'inseguono, formano stormo: sembrano collocarsi nell'aria rotta dal primo, con l'acume di alcuni uccelli migratori che tutto sanno delle astuzie dell'aria.

Su: sono tre piccole croci latine, che il passaggio di uno stormo di corvi molto più basso e vicino soffoca nelle proporzioni. Bisogna ricordare d'averle viste qui nelle loro dimensioni vere, quelle tre croci, per non ubbidire alle strane allucinazioni della vista.