Nu curtille! (un coltello!). Per la Vergine della Santa Casa, un coltello! — chiede disperatamente e senza muoversi, mentre per provvisoria difesa, con la voce roca scaglia all'aria immonde imprecazioni...

Uno stesso orrore ci toglie ogni moto: uno stesso freddo ci fa rabbrividire, giovani e vecchi.

E noi vediamo l'uomo levar come pazzo le braccia e mettersi a tagliar orizzontalmente con le mani, folate di pioggia intorno a sè, alternando invocazioni alla Vergine e infami bestemmie. Una volta, due volte egli taglia... Ma improvvisamente altre mani invisibili gli fermano il gesto folle: e come se un pugno di ferro lo stringesse alla gola, le sue pupille si arrovesciano, la sua bocca si torce, il suo corpo si arcua di più, vacilla, ricade all'indietro nella poltrona e resta immobile, col volto fissato da una maschera violacea e rigida.

Immobile? No: un rapidissimo tremito lo agita ancora...

— È ubbriaco, patrò, è ubbriaco! — gridano i vecchi accalcandoglisi intorno. — Portiamolo via! — Gli farà bene l'acqua... — aggiunge qualcuno ridendo.

E l'hanno portato via.


L'hanno portato via alla prima sosta della bufera. E tutti lo hanno accompagnato al suo tugurio attraverso l'ultime raffiche; io l'ho visto sparire tra due cime di alberi, nella strada allagata, confuso in un corteo grigio, traballante al vento, bizzarra e macabra carnevalata di vecchi.

Ma domani tutti lo accompagneranno di nuovo verso la strada d'Acquaviva dov'è il cimitero, perchè — viene a dirmi dopo poco Antò Picchinsù piangendo e ridendo come un idiota e facendo croce coi due indici — Isè la Botta, patrò...

— No, no, tu non ne hai colpa — soggiunge rispondendo al mio muto sussulto. — Lo Scïò se lo sarebbe preso lo stesso... Questo è sicuro! Del resto — prosegue guardandomi fiso con improvvisa fiamma — se, Dio non voglia, ne avessi colpa tu...