— ... dolce....
— Dolce. Sicuro. I commensali parlano forte, anzi mi fan la grazia di parlar forte, se no non posso continuare... — aggiunge la nominata Edith, sospendendo la voce.
Si ride. La si aiuta intavolando qualche stentato discorso che nasconde appena la piena possibilità di ascoltare.
— Lei naturalmente mi esprime con calore la sua riconoscenza, assicurandomi che la mia immagine resterà eternamente incisa nel suo cuore.
— Naturalmente.
— Non scherzi: l'idea del mio medaglione depositato in eterno nel suo organo vitale mi dà un vago senso di sicurezza, simile a quello di chi parte per la campagna dopo aver depositato in una banca i suoi valori... La banca è lei, signore...
— Il che vorrebbe dire che avrei già in custodia qualche altro valore... Niente: vuoto...
— Supponiamo.... — Allora lei mi giura che non è così: che per incidere me, tutto il resto è spianato in un momento. Una sovrapposizione perfetta. E per confermarmi questa bella frase, lei mette nel suo sguardo una soluzione di pateticismo, l'atropina dell'anima, dilatatrice delle pupille. Così, come fa lei, o press'a poco...
— ....
— Bene! Poi lei allunga pavidamente quella mano lì, ed io mi lascio sfiorare correttamente questa qui che dovrebbe rispondere con un impercettibile brivido della pelle... «Lady M....» fa mostra di non accorgersene affatto, sa?... È il primo passo, che alcuni autori definiscono il più delizioso: la barriera infranta; la promessa...