— Ma Edith! — interrompe di nuovo la signora di casa, con un sorriso fatto di stupore e di rimprovero.

— È Carnevale, che male c'è?... Ed ora — prego di parlar ancora più forte — il di lei sguardo diviene grave come per scrutare nell'abisso di felicità che il contatto delle mani ha scavato in lei. Questa si chiama l'alba radiosa della passione... Poi uscito di qui, la miserabile cosa da lei avuta come talismano acquisterà per lei un singolare splendore e chiederà ad essa proprietà meravigliose contro le forze occulte del destino... Il suo pensiero immobilizzato dalla guerra, diverrà un vortice... Gira; gira, ritroverà resti di sensazioni assopite, detriti di naufragi del passato: le trascinerà con sè, le addenserà, le ricomporrà, le riporterà alla superficie... Lei non sarà più il cupo uomo dall'anima nuda, cenobita di guerra, pronto a sparire nel crollo del mondo, ma l'uomo che raccoglie in sè le vibrazioni della vita e se ne sente strumento, lontano, lontano da ogni idea di morte... In grazia mia, le rovine si son ricoperte di fiori....

E con questa cesellata frase, il primo capitolo del romanzo è finito. Ho parlato bene?

Le diciamo tutti di sì: e mentre le si dissipa sulle gote un lieve rossore creato dall'animazione dello scherzo, ella beve gravemente qualche sorso d'acqua.

— Il secondo capitolo glielo delineo io — l'interrompo pacatamente. — Lei nel primo capitolo s'è condotta così, così...

— Carnevale!...

— Tanto più che quando mi ritroverò sul mare in presenza della realtà, quando la terra sarà sparita e con essa tutte le sue visioni, tutte le sue scherzose lusinghe, la voragine del pericolo mi sembrerà più terribilmente vera in grazia sua...

— Fa la vittima?

— Lei non può immaginare quale cerchio ermetico sia il nostro orizzonte e come si abbia netta la sensazione d'esser dimenticati e sperduti... E se dentro uno di quei cerchi avvenisse qualche cosa di repentino e di ultimo che impedisse per sempre di uscirne, l'assicuro che il suo romanzo non proseguirebbe più. Non resterebbe più che un unico protagonista: quella misteriosa maschera d'irrisione e di pochi rimorsi...

— No!