— ... vera maschera di questo carnevale del siluro...

— No! No!

— ... immagine di coloro che vivono ridendo e di coloro che....

— Eh, diamine! Non dica la parola! — esclama la bella creatura con un'improvvisa veemenza nella voce che nasconde appena un tono di supplica. — E come? Per un insignificante lembo di seta bianca che una qualsiasi maschera le ha dato...

— Perdoni, chi glielo ha detto?

— Che cosa?

— Che si trattava di un lembo di seta bianca?

Come un canarino dalle penne arruffate per la gioia del canto, le spiana ad un tratto per improvviso rumore e se ne resta pavidamente muto, così la mia vicina sussulta, s'interrompe e tace, mordicchiandosi confusa le labbra prima di sorridere vinta. Un po' di rossore verginale, soffuso a ondate sulla finissima pelle, dà un'adorabile aureola a questa sua confusione.

— Oh verità! prostrata, risorgi: o — come la clessidra — rovesciata rivivi — mormora la bella creatura, fissando la coppa di champagne semivuota che ha davanti, come seguendo la corsa delle bollicine che popolano il topazio liquido. — Dunque sta bene: e ora che ha trovato il naso, i due occhi e la bocca che cercava, niente romanzi e niente carnevale del siluro, sa? Si diverta più che può e non pensi a tristezze. Del resto quando parte? —

— Alle quattro, oggi; fra tre ore...