Ella spalanca gli occhi e mi guarda per qualche istante stupefatta. — Tra tre ore! — ripete. — No: lei scherza — e la sua voce chiede perdono.
— Tra tre ore — le confermo con la maggiore naturalezza possibile. — E, come vede, manca il tempo per qualsiasi romanzo.
— Chi sa! credo sia l'intensità che conti, non il tempo — ella mormora come assorta, dopo una lunga pausa. — Penso che a fissare il destino d'ognuno basti qualche minuto. E il purissimo azzurro dei suoi occhi per qualche istante s'annebbia, come per il passaggio d'una nube sull'anima.
Ma ad un tratto ogni discorso cade: persiste ancora qualche «s» del vecchietto che è sordo e non s'è accorto che S.E. il Governatore ci legge due telegrammi presentatigli su un vassoio d'argento da un domestico.
«Ore 10. — Piroscafo inglese «Crawford» affondato per siluramento 25 miglia, est capo Bon. — Cacciatorpediniere Arbalête».
«Ore 10.30. — Piroscafo francese «Juriènne» cannoneggiato da sommergibile tedesco affondato 17 miglia N. W. di capo Gallo. Imbarcazioni con passeggieri fatte segno fuoco nemico — Raccolgo naufraghi. — Cacciatorpediniere Dasher.
— Che c'è? — domanda il vecchietto, elevando con sforzo la voce nel silenzio generale.
Gli si spiega di che si tratta, mentre ci leviamo tutti da tavola.
— Ah! — commenta, spazzandosi con diligenza un po' di cenere della sigaretta cadutagli sul petto. Lo guardo con interesse perchè il suo gesto pacato m'apparisce troppo pieno della calma e dell'indifferenza dei vecchi. E siccome chi creò questa poltiglia vivente che si chiama l'uomo, tra le tante cose curiose di cui lo dotò, stabilì un'indubbia legge per la quale chi è fissato, è costretto reciprocamente a fissare, due occhietti grigi, penetranti e incisivi si levano su di me dal fondo del loro covo di rughe.
— Yes — mormora semplicemente — I know — Io so.