— Stop, please. Si fermi. Vorrei dirle qualche cosa.
Riavere una visione di bellezza ritenuta già rimasta indietro nella scia della vita e quindi quasi sommersa, è come un di più strappato alla propria porzione di cose belle della terra.
— Ai suoi ordini, miss Edith. Una commissione per l'Italia?
— È precisamente quello che io ho detto di là, per giustificare la mia rincorsa...
— Allora?
Non so perchè tutti questi glaciali spettri di antica guerra messi in fila sembrano riempirsi dei loro corpi e animarsi d'una curiosità pettegola, che certo creerà lunghi loro commenti questa notte, quando la luna restituirà loro la vita e il vento trasporterà le loro chete parole di spettri da piedistallo a piedistallo. Macchinalmente ci togliamo dalle due sinistre file, avviandoci a passo lento verso uno dei finestroni, piccola cappella della navata verde, dalla quale, come dal foro simbolico praticato nel petto d'uno Spirito Santo immaginario, filtra tra gli orli delle cortine un po' di luce.
— Allora?
Una bizzarra trepidazione alterna ondate di sorriso e di serietà sul volto di questa fanciulla, nei contrasti bellissimo. Secondo i sussulti di quella piccola cosa candida, ora sicura, ora spaurita che è la sua anima, scherza e teme, s'avvicina e s'allontana, comanda e prega.
— Come va per le spiccie, lei! — esclama, fermandomisi di fronte. — Allora! Oh che cosa buffa! Vorrei veder lei come farebbe a dire quello che vorrei dire io!...
— Bisognerebbe che mi accennasse almeno che cosa vorrebbe dirmi e poi...