— Già: il male è che non lo so. Senta, lei ha conservato davvero quel lembo di stoffa... lei sa?
— Sicuro. Non è troppo ingombrante. Eccolo qua.
— Nientemeno! Nella tasca del petto? E perchè mai lo ha conservato?
— Oh! E non me lo disse lei? Mi disse: Lo tenga indosso, in una tasca... come portafortuna contro le terribili cose del mare. Vedrà che le andrà tutto bene... L'ho fatto.
— Chiacchiere da veglione: da carnevale del siluro...
— Andiamo! — le dico sorridendo. — Speriamo di no.
— E se lei lo porta via davvero, io dovrò per forza seguire stanotte col pensiero, quando lei sarà in mare, traversando il terribile canale di Malta, questo cencio che era mio e che ora fa parte del destino d'un uomo... Se capitasse una sventura...
— Al cencio?
— Non sia cattivo. A lei...
— Peuh! Un estraneo... Non ha udito ora a colazione quanti altri sconosciuti, oggi stesso... Mi spiego? Faccia così: stanotte non pensi al cencio: qua è ancora carnevale... stasera vedrà molte altre maschere; ritorni all'Opera, si diverta più che può e non pensi a tristezze; e poi dorma tranquilla nel suo letto che suppongo soffice...